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Cresce la presenza femminile in ruoli di leadership, come presidenti di Consigli di amministrazione
Gender gapGender gap Il gender gap è la disparità che esiste tra uomini e donne in diversi ambiti sociali, economici, politici e culturali. Questa differenza si manifesta, ad esempio, nelle opportunità di carriera, nei salari, nell'accesso all’istruzione, nella rappresentanza politica e... Approfondisci, l’Italia fa meglio rispetto al resto dell’Ue in termini di presenza di donne nei consigli di amministrazione: è quanto emerge dallo “EY European Financial Services Boardroom Monitor”, studio che monitora ogni mesi l’esperienza, la formazione e le competenze dei membri dei consigli di amministrazione delle istituzioni finanziarie e assicurative comprese nell’MSCI European Financials Index.
Dall’analisi EY salta all’occhio che cresce la presenza femminile in ruoli di leadership, come presidenti di Consigli di amministrazione o di comitati endoconsiliari: si passa dal 42,9% nel 2021 al 44,0% nel 2024, con riduzione del gender gap almeno in termini di presenza. Come scritto in precedenza, nei CdA il gender pay gap è inferiore alla media europea: 12% in Italia rispetto al 15% europeo. Inoltre, l’Italia con il 43,1% di donne è seconda soltanto a Francia (47,9%) e Spagna (45,1%) per quanto riguarda la rappresentanza femminile nei CdA delle società quotate che operano nel settore finanziario.
Non sono gli unici dati rilevanti dell’indagine di EY, secondo cui in cinque anni la remunerazione mediana delle donne nei CdA è cresciuta di quasi il 30%, passando dagli oltre 128 mila dollari del 2019 agli oltre 167 mila del 2023 e questa riduzione del gender pay gap è dovuta anche all’aumento della presenza di donne in ruoli di leadership. Inoltre, aumentano le competenze tech e ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci nei consigli di amministrazione: l’Italia si posiziona rispettivamente al secondo e al terzo posto tra i Paesi europei analizzati. Dunque, il processo di riduzione del gender pay gap, che vede l’Italia procedere più velocemente rispetto alla media Ue, dovrebbe anche avvalersi della futura direttiva europea ‘Women on Boards‘ prevista per il prossimo anno, che rafforzerà ulteriormente questi progressi, promuovendo una rappresentanza femminile ancora più equilibrata nei ruoli di leadership.
Lo studio Cerved
Oltre all’indagine di EY, a proposito del gender gap lavorativo, va ricordato il recente studio Cerved Agency di cui abbiamo scritto qui, secondo cui più l’azienda è equilibrata, minore è il rischio che la stessa azienda arrivi al default. Le imprese con bilanciamento di genere ai vertici mostrano un rischio creditizio inferiore del 30%, inoltre le stesse imprese hanno saputo affrontare le condizioni di stress arrivate dall’esterno meglio dei competitor in cui c’è ancora uno squilibrio marcato nelle posizioni di potere tra uomo e donna.
Dunque, c’è una relazione senza dubbio virtuosa tra bilanciamento di genere nelle imprese e rischio di credito. Sia le aziende con CEO donna e il CdA o un organo di governo a prevalenza maschile, sia quelle a relazione invertita, ossia con un massimo dirigente uomo affiancato dal CdA o un organo di governo con almeno il 20% di presenza femminile, presentano un rischio di default molto simile – 3,6% e 3,9% – nettamente inferiore a quelle in cui la leva del comando è o maschile o femminile.
Sull’Italia, il tasso di occupazione femminile rimane ancora inferiore rispetto a quello maschile (53,6%-71%) così come la presenza di consigliere di CdA (27,5%) e di amministratrici d’impresa (25,5%). Il dato è in controtendenza rispetto alla capacità femminile di incidere sul default: se c’è quota superiore al 20% negli organi di governo, il rischio di caduta è minore, al 4,9% contro 5,7%. Inoltre, le aziende con oltre il 20% di donne nei consigli di amministrazione sono valutate come meno rischiose all’interno di settori specifici come il manifatturiero (-27%) e poi commercio, servizi, costruzioni.