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Modelli identitari e piani industriali: imprese a confronto su come la sostenibilità è integrata nella cultura aziendale

C’è stato un tempo in cui parlare di sostenibilità significava evocare buone intenzioni, goffe azioni di greenwashing ben orchestrate e un paio di slide nei bilanci. Quel tempo è finito. Oggi, la sostenibilità è imperativo strategico. Non si tratta più di un adempimento per migliorare la reputazione, ma di una leva concreta per guidare l’innovazione, plasmare identità aziendali e creare vantaggio competitivo.

Lo ha dimostrato con forza la terza tappa della Sustainability SDGs Community, nell’evento “Purpose to Impact: dalla corporate identity al successo sostenibile”. Durante la roundtable “Le imprese a confronto”, moderata da Livio Livi (SDGs Leaders e co-founder di SostenibileOggi), aziende leader di settori diversificati, si sono confrontate sul tema, tutte con una certezza in comune: la sostenibilità non solo non arretra, ma avanza con decisione e si radica come nuova cultura d’impresa.

Sostenibilità aziendale, la roundtable della Sustainability SDGs Community

«Facilitatore» fra locale e globale di DSV Global Transport and Logistic, Massimiliano Rossetti, impegnato a tenere insieme culture e territori in contesti internazionali, insiste sul valore della «formazione trasversale». È questo – spiega – l’elemento che consente di allineare mentalità e pratiche tra Paesi già carbon-neutral e altri dove la transizione è in corso. In tali contesti, è altrettanto vero che occorra una rete di competenze condivise: le università – afferma Rossetti – «possono diventare volano di questa nuova cultura».

Un cambiamento che può essere già «parte del DNA» dell’azienda. È il caso di Industrie De Nora, che ha integrato la sostenibilità nei propri piani industriali con un approccio che ha preceduto ogni trend. La sostenibilità – afferma Chiara Locati – «è una risposta concreta alle esigenze di mercato», che, oggi più che mai, sono orientate allo sviluppo sostenibile

Invece, nel settore dell’entertainment trova spazio una visione più ampia e sistemica. O meglio: «olistica». Nelle parole di Fabiana Cumia (Rakuten Tv), si coglie l’obiettivo di «minimizzare l’impatto ambientale – come quello dei data center – e massimizzare quello sociale», con attenzione a gender equality e benessere mentale

Anche nel settore farmaceutico sostenibilità significa cambio di mentalità. «Abbiamo adottato un nuovo mindset», spiega Serena Ceccarelli (Sanofi) sottolineando il valore dell’«audacia» responsabile. 

Un concetto condiviso da chi, come Elodia Gagliese (Acquedotto Pugliese), lavora ogni giorno su una risorsa vitale come l’acqua. La sostenibilità è «naturale prosecuzione di una missione». E nel futuro di AQP– che diventerà società in-house dal 2026 – si profila un legame ancora più forte con i territori e le comunità.

Lo stesso vale per chi opera nei trasporti aerei, fra i settori più sfidanti. Luca Mangia, (Toscana Aeroporti), attua piani industriali in cui sostenibilità e business coincidono.

AI, uno sguardo al futuro

La discussione ha affrontato anche un nodo chiave: l’intelligenza artificiale come alleata nello sviluppo sostenibile. In alcuni casi integrata nei processi decisionali, in altri considerata una leva del prossimo futuro, sull’IA emerge una convergenza di fondo: l’utilizzo consapevole e strategico di uno strumento integrabile in diversi livelli di expertise, ma da governare. Il rischio? Che diventi solo un’altra buzzword. L’opportunità? Che diventi il catalizzatore per una gestione predittiva e trasparente dell’impatto.

Purpose to Impact: la sostenibilità aziendale si evolve

Il messaggio è chiaro: la sostenibilità aziendale non arretra, si evolve. È identità, cultura e leva strategica. Una visione che guarda al lungo periodo, alimentata da formazione, innovazione e responsabilità.