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Una proposta per costruire una governance pubblica dell’innovazione digitale ispirata a trasparenza, etica e impatto sociale, in linea con l’AI Act europeo
Monitorare le proposte di legge sulla sostenibilità significa tenere traccia di come il cambiamento si traduce – o fatica a tradursi – in strumenti istituzionali. In questa rubrica, dal nostro personale osservatorio legislativo, seguiamo passo dopo passo le iniziative legislative italiane che, nelle intenzioni, nei progetti o nei dispositivi paventanti, contribuiscono a tracciare il perimetro normativo della sostenibilità ambientale e sociale.
In ogni uscita di questa rubrica ci concentriamo su un’iniziativa attualmente in discussione. Questa volta analizziamo una proposta che intende introdurre un quadro sistemico per la governance dell’innovazione digitale.
Ddl Basso, una proposta sistemica
Il ddl S.964, a firma del senatore Lorenzo Basso (PD) – assegnato ma ancora non in discussione – propone l’introduzione di un sistema pubblico di governance dell’innovazione digitale, capace di coniugare sviluppo tecnologico e sostenibilità. Il testo riconosce che strumenti come l’intelligenza artificiale, la blockchain e i big data non sono neutrali: incidono su modelli economici, occupazione, ambiente e diritti civili. Per questo, la proposta mira a inserire criteri come equità, interoperabilità, trasparenza e impatto ambientale all’interno delle decisioni pubbliche su tecnologie emergenti.
In questo senso, si colloca nella stessa traiettoria del disegno di legge C.1650 presentato da Anna Ascani (PD), che propone l’istituzione di un Ministero per l’Innovazione e la Sostenibilità Tecnologica: due iniziative diverse, ma accomunate dalla volontà di attribuire alla governance pubblica dell’innovazione
Nel dettaglio, l’iniziativa legislativa del senatore Basso si articola in cinque articoli che definiscono finalità, strumenti e soggetti coinvolti. Tra i punti chiave:
- Art. 1: sancisce i principi guida, tra cui equità, interoperabilità e impatto sostenibile.
- Art. 2: istituisce una Conferenza nazionale per la governance digitale, con funzioni di indirizzo e coordinamento.
- Art. 3: prevede una piattaforma pubblica per il monitoraggio degli impatti ambientali e sociali delle tecnologie.
- Art. 4: introduce strumenti per la partecipazione civica e la cooperazione interistituzionale.
- Art. 5: promuove ricerca e sviluppo orientati alla sostenibilità, anche con fondi dedicati.
Non si tratta quindi di regolare una tecnologia specifica, ma di costruire un’infrastruttura istituzionale per rendere le scelte tecnologiche più coerenti con la transizione ecologica e sociale.
Ddl Basso, allineamento europeo e attuabilità
La proposta si inserisce in un momento di attivismo normativo da parte dell’Unione Europea, che con l’AI Act, il Data Governance Act e il Digital Compass 2030 sta cercando di definire un modello europeo di innovazione a misura d’uomo. Il ddl Basso è coerente con questo approccio, ma con un’attenzione esplicita al contesto italiano.
Pur venendo da un partito di opposizione, l’impostazione sistemica e il basso grado di conflittualità politica ne aumentano la potenziale compatibilità con le strategie del governo, soprattutto in tema di PNRR e digitalizzazioneDigitalizzazione La digitalizzazione dei processi di approvvigionamento si riferisce all'integrazione di tecnologie digitali nei processi e nelle operazioni di approvvigionamento di un'azienda. Questo processo mira a ottimizzare e automatizzare le attività di acquisto, gestione delle scorte, selezione dei fornitori, negoziazione... Approfondisci della PA. Tuttavia, la sua natura anticipatoria e strategica, più che operativa nel breve periodo, potrebbe rallentare il percorso parlamentare.
Transizione digitale e sostenibilità: un binomio da normare
L’innovazione è spesso trattata come una leva neutra o positiva per default. Ma senza una governance pubblica, il rischio è che riproduca o amplifichi squilibri esistenti. Il ddl intende evitare questa deriva, proponendo una struttura di controllo e coordinamento che metta al centro l’interesse collettivo, la trasparenza e la sostenibilità.La sua attuazione richiederebbe visione politica di lungo periodo, ma già oggi rappresenta un segnale rilevante: la sostenibilità digitale è un campo autonomo della transizione ecologica. E merita strumenti adeguati.