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Spagna, Francia e Germania hanno invece recepito l’indicazione di Bruxelles
Si chiama PNIEC, è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Il testo è stato pubblicato ormai oltre tre anni fa dal Ministero dello Sviluppo Economico. È l’unico strumento attualmente in vigore in Italia per cambiare la politica energetica e ambientale del nostro Paese verso la decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci. Un documento strutturato in base al taglio del 40% delle emissioni di gas serraGas serra: cosa sono e quale impatto hanno sull'ambiente Definizione di gas serra Cosa sono i gas serra I gas serra sono una serie di composti chimici presenti nell'atmosfera che hanno la capacità di trattenere il calore proveniente dal Sole,... Approfondisci, prodotto ben prima che in Europa arrivasse lo European Climate Law, che ha stabilito gli obiettivi vincolanti della neutralità climatica da centrare entro il 2050 e del taglio del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030. In base a queste disposizioni dovrebbe verificarsi l’allineamento dei piani nazionali per il clima e l’energia. Dovrebbe.Una legge sul clima che recepisca i cambiamenti imposti dal Climate Law – e che magari fissi i paletti su come raggiungerli – infatti in Italia non c’è. Lo ha fatto notare di recente su Repubblica l’ex ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili del governo Draghi, Enrico Giovannini.Non c’è uno strumento legislativo nazionale, vincolato e in linea con quanto stabilisce l’Unione Europea, per la protezione del clima, per fissare target da raggiungere sulle emissioni di carbonio, sulle procedure per ottenere dei risultati entro un limite determinato sul piano dell’inquinamento climatico. È difficile che ci sia a breve, eppure è un tipo di normativa che Bruxelles chiede ai suoi stati membri.Se ne discute poco o nulla. Alle elezioni di settembre la legge sul clima era nel programma elettorale del Partito democratico e dell’alleanza tra Verdi e Sinistra Italiana. Il tema, come tutto quello che riguarda il climate change, viene sottovalutato e non solo dall’esecutivo attualmente in carica.
Non che una legge sul clima abbia un effetto taumaturgico, ma l’assenza evidenzia l’ennesima sottovalutazione del tema, di come la neutralità climatica sia una questione di ampio respiro. L’Italia al momento è l’unico colosso europeo sprovvisto di questo tipo di legge. Due anni fa in Spagna è stata approvata, in verità tra le critiche abbastanza sostenute degli ambientalisti, la legge sul clima, “la Ley de cambio climatico y transicion energetica”: azzeramento di emissioni entro il 2050, in coerenza con l’Accordo di Parigi e con la linea voluta dalla Commissione Europa, mentre entro il 2030 è prevista la sforbiciata alle emissioni del 23%, un obiettivo posto prima della pandemia e che il governo di Pedro Sanchez si è impegnato a ritoccare entro la fine del 2023.Le auto a combustione non saranno più vendute dal 2040 (e non più circolare oltre il 2050), quindi cinque anni dopo il limite posto dall’Ue. Sull’energia, le rinnovabili dovrebbero coprire il 42% dei consumi entro il 2030. E se il Regno Unito prima di prendere la strada dell’uscita dall’Ue ha modificato il suo Climate Change Act del 2008 inserendo il termine delle zero emissioni nette entro il 2050, l’approvazione della legge sul clima in Francia è stata oggetto di discussioni la Loi Climat et Résilience del 2021. La società civile transalpina ha accusato il Parlamento francese di aver approvato un testo che avrebbe recepito solo la decima parte delle proposte civiche iniziali, cedendo il passo alle lobby. Il tribunale di Parigi l’ha ritenuta inefficiente, da aggiornare entro la fine del 2022, secondo Greenpeace non sarà raggiunto neppure il traguardo del taglio delle emissioni del 40%. La legge prevede il -40% delle emissioni entro il 2030, l’obbligo delle mense pubbliche di offrire pasti vegetariani, il taglio dei voli interni se la tratta può essere coperta entro due ore, mentre non ci sono imposizioni sul rinnovamento degli edifici, sulla lotta alla povertà energetica, nessun intervento sulle grandi industrie inquinanti (e quindi l’accusa di aver ceduto alle pressioni delle lobby) e sulle multinazionali.
Quasi due anni anche la Germania si è uniformata al volere della Ue con la definizione di una legge sul clima. La Bundes-Klimaschutzgesetz, che per iniziare aveva stabilito il tetto della riduzione delle emissioni del 55% al 2030. Poi la Corte Costituzionale tedesca ha stabilito – sostenuta dalle associazioni green – che il limite dovesse essere fissato almeno al 65%, come dispone attualmente la normativa.
Forse è la legge sul clima più coraggiosa a livello europeo, se non fosse che l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente ha mostrato che i provvedimenti sinora assunti da Berlino non bastano per raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2030, con il calo delle emissioni all’1,9%, ovvero di 15 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente. Nel 2022 le emissioni di gas serra sono stata pari a circa 746 milioni di tonnellate. Se trasporti ed edilizia hanno fallito in parte i loro obiettivi, il mancato raggiungimento degli obiettivi climatici in Germania viene addebitato al settore dell’automotive e alle centrali elettriche, che producono una quantità elevata di gas serra. Secondo l’Agenzia Federale per l’Ambiente, le emissioni dovrebbero essere ridotte del 6% annuo sino al 2030, per centrare gli obiettivi, partendo dall’espansione delle rinnovabili, anche se la produzione di energia da fonti rinnovabili copre il 46,2% del consumo lordo di elettricità nel Paese.