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Intervista all’ex ministro, responsabile scientifico Asvis

L’approvazione della legge sul clima in Italia per accelerare sul percorso verso la transizione ecologica. Quella legge sul clima che l’Unione europea, dopo la conclusione dell’iter legislativo dello European Climate Law – neutralità climatica entro il 2050 e riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 – chiede ai paesi membri e che è stata approvata negli ultimi anni in Germania, Francia, Spagna, Regno Unito. Nel nostro paese non appare una priorità. Condivide questo giudizio Enrico Giovannini, ex ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili del Governo Draghi, cofondatore e responsabile scientifico dell’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), nata nel 2016, con una rete di oltre 330 soggetti della società civile italiana per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

Per molti anni tante persone, anche con responsabilità politica, hanno negato la crisi climatica e anche ora c’è chi spinge per il rinvio dell’applicazione delle politiche europee sulla riduzione delle emissioni, ma non si può attendere oltre. L’approvazione di una legge italiana sul clima sarebbe un gesto di novità, di coraggio politico e culturale e di consapevolezza dell’emergenza ambientale. Con la legge si definirebbero i contorni per l’azione delle pubbliche amministrazioni, dei privati, delle regioni, dei comuni”, spiega l’ex ministro e pioniere dello sviluppo sostenibile in Italia, in un’intervista a SostenibileOggi.  

Giovannini ricorda che il nostro Paese, per affrontare in modo adeguato la crisi climatica in corso, dovrebbe approvare in tempi brevi il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), che indica le politiche nazionali e locali di adattamento dei sistemi urbani, agricoli, industriali alla crisi climatica, e soprattutto predisporre per giugno il Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC). “Siamo in ritardo nell’applicazione dell’Agenda 2030, d’altronde l’80% della legislazione sull’ambiente è di origine comunitaria, un dato che la dice lunga sulla nostra capacità di decidere su quello che riguarda la sostenibilità ambientale ed è una responsabilità che va addebitata a tutti i governi che si sono succeduti negli anni”, puntualizza Giovannini, sottolineando però che quello di cui ha fatto parte ha cambiato direzione, orientando alla transizione ecologica una quota significativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

D’altra parte, segnala che la scelta di unificare la governance del Pnrr con quelle del Piano di coesione e con i Fondi nazionali – al di là dei rischi che comporta per l’attuazione del Pnrr – può rappresentare l’occasione per un balzo in avanti verso la transizione ecologica, orientando in questa direzione i nuovi fondi europei e nazionali per gli anni 2021-2027 (quasi 140 miliardi), ma bisogna essere chiari e ambiziosi, cosa che ancora non sta accadendo: “La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla COP27 di Sharm el Sheik, ha spiegato che desidera centrare gli obiettivi europei sul clima con un approccio pragmatico, ma deve ancora spiegare le azioni concrete con cui vuole affrontare il tema. E mi permetto di ricordare che, fatta eccezione per il governo di Boris Johnson nel Regno Unito, in tutto il mondo i governi sostenuti da forze conservatrici non si sono mai fatti notare per essere ambiziosi in tema di politiche di transizione ecologica e di lotta alla crisi climatica”.

Il direttore scientifico dell’ASviS evidenzia i risultati dell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, è la principale autorità scientifica sul climate change) secondo cui l’innalzamento della temperatura di 1,2 gradi C° rispetto ai livelli pre-industriali abbia già generato notevoli danni ambientali, mentre l’aumento di 1,5 gradi – ovvero la soglia considerata dagli scienziati come punto di non ritorno per i danni all’ecosistema – inizialmente previsto entro il 2050, dovrebbe avvenire entro il 2034.

Non c’è alcun dubbio che ci sia bisogno di accelerare le politiche verso la transizione ecologica con tutti gli strumenti di cui disponiamo o saremo in gravi difficoltà. Peraltro, l’aumento medio della temperatura in Italia è e sarà più alto che altrove. Una legge sul clima ambiziosa garantirebbe un impegno pluriennale sul tema, da osservare indipendentemente dal colore politico dei governi al potere”. 

L’ex ministro del Governo Draghi e cofondatore di ASviS commenta anche il recente studio di Climate Bond Initiative, accreditata come la Bibbia delle obbligazioni verdi, sulla diffusione sempre più estesa di bond green – soprattutto in Cina (oltre il 54% dei bond cinesi sono stati esclusi dal conteggio delle emissioni verdi), ma anche negli Stati Uniti – ma senza le credenziali per essere definiti green e quindi utili per fermare la crisi climatica: “Siamo in una nuova fase del capitalismo e quindi le imprese e gli Stati devono essere molto più attenti e impegnati sulla transizione ecologica. In tema di finanza sostenibile, ma non solo, ci sono sempre quelli che provano a fare i furbi, praticando il cosiddetto greenwashing. Vanno quindi rafforzati gli strumenti per contrastare queste pratiche e va detto che la Commissione Europea, sotto la presidenza di Ursula von der Leyen, sta facendo un gran lavoro in questo campo”, riflette l’ex ministro, “D’altra parte, il processo di verifica e di certificazione di queste obbligazioni verdi ripercorre lo stesso iter che si è fatto in passato per i bilanci ordinari. In ogni caso, alla fine il giudizio dei mercati arriva e penalizza duramente chi si comporta scorrettamente”, riflette Giovannini, “Anche i risparmiatori ormai sono orientati sugli investimenti sostenibili. Per questo bisogna affinare gli strumenti di controllo e la cooperazione internazionale deve spingere per l’affermazione di criteri comuni, da applicare a tutti gli emittenti. Purtroppo, l’invasione russa in Ucraina e la guerra che è in corso da più di un anno sono un gravissimo ostacolo alla cooperazione internazionale e alla diplomazia multilaterale, indispensabile per definire standard uguali per tutti”.