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È stato installato in Puglia, 972 kW su quattro ettari e i pannelli piazzati a più di due metri di altezza

ll primo impianto in Italia e tra i primi in Europa è stato installato in Puglia. Il progetto si chiamava Svolta – acronimo di Solare Voltaico Ambiente-Agricoltura – e ha visto gli esordi dell’agrivoltaico, con un impianto di 972 kW su quattro ettari e i pannelli piazzati a più di due metri di altezza. Intreccio di  agricoltura e fotovoltaico: l’evoluzione di una serie di ricerche sui vigneti ombreggiati da pannelli nel 2009 all’Università di Verona. E’ un sistema costituito da un impianto fotovoltaico posizionato su un terreno che viene utilizzato allo stesso tempo per attività agricole o per l’allevamento. Non solo spazi condivisi, ma una soluzione con potenziali benefici per ambedue i settori. La combinazione produce un uso efficiente e inclusivo del suolo, promuovendo al contempo il recupero di terreni abbandonati. Senza manomettere la produttività del terreno e senza lo sfruttamento intensivo del suolo. I pannelli, creando un ombreggiamento del suolo, consentono di risparmiare acqua per irrigare i campi (fino al 20%), proteggono le colture dallo stress termico, tutelando la biodiversità degli ecosistemi. In più, che non guasta, genera lavoro nel settore agricolo e una rendita pure per gli agricoltori-proprietari dei terreni. 

Nei giorni scorsi il Governo italiano ha stanziato oltre un miliardo di euro sull’agro-voltaico. Obiettivo, fissato all’interno del Pnrr, è l’installazione di 1,04 GW di nuova capacità verde entro il 30 giugno 2026, per una produzione annuale stimata di circa 1.300 GWh annui. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha approvato il nuovo decreto impianti agri-voltaici avanzati, che è stato approvato dalla Commissione europea, con la definizione di tariffe incentivanti e contingenti di potenza.  

La misura finanziata dal governo prevede l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-fotovoltaico che favoriscono la sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte, usando i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti. Ma l’aspetto più qualificante risulta quello del monitoraggio delle realizzazioni e della loro efficacia. 

Il decreto ministeriale disciplina gli incentivi per gli impianti agri-voltaici avanzati, prevedendo il riconoscimento di un doppio beneficio: un contributo in conto capitale nella misura massima del 40% dei costi ammissibili e una tariffa a valere sulla quota di energia elettrica prodotta e poi immessa in rete.

Per accedere ai contributi i sistemi agri-voltaici dovranno rispettare dei requisiti impiantistici minimi: dalla superficie minima di un terreno (almeno il 70%) destinata all’attività agricola alla superficie complessiva dei moduli fotovoltaici rispetto alla superficie totale occupata dal sistema agrivoltaico, non superiore al 40%. E’ un settore con enormi margini di crescita: nel 2021 in Italia risultavano installati circa un milione di impianti fotovoltaici, con la superficie occupata da impianti a terra pari allo 0,05% del territorio nazionale: in sostanza, tenendo conto che la superficie delle strade supera i 9 mila km, l’impatto dei pannelli è davvero relativo. E’ incidente invece, – oltre 20 mila km – il dato italiano sullo sfruttamento del suolo.

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