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Alberto Bertucci a Sostenibileoggi.it: “Come sindaci dobbiamo spingere per la manutenzione dei territori”
Nei pensieri dei sindaci dei Castelli Romani, in stato di allerta perenne per l’abbassamento delle acque del lago Albano, in particolare della falda acquifera a un passo dal lago, c’è la preoccupazione per la costruzione dell’inceneritore di Santa Palomba. Secondo quanto raccontano sindaci e associazioni, dovrebbe rifornirsi di acqua dalla falda acquifera che va “dissanguandosi” a ritmo intenso per i prelievi diretti di Acea, Eni e Vaticano.
“Il tema del prosciugamento del lago Albano è di conoscenza pluriennale, i prelievi diretti avvengono sulla falda acquifera che interessa anche il comune di Nemi e la progettazione avanzata per la costruzione di questo inceneritore, per il quale è previsto il prelievo di acqua dalla stessa falda, al confine tra Ardea, Pomezia e Albano Laziale, incide sulla salute dei nostri bacini”, spiega a SostenibileOggi Alberto Bertucci, il sindaco di Nemi (cittadina da 2000 abitanti ai Colli Albani, uno dei più borghi più suggestivi d’italia).
“Nel nostro comune è in corso una politica di contenimento abitativo, rendendo l’ambiente naturale protetto, cosa che non sempre avviene nei comuni limitrofi, ma se passa l’inceneritore e si continua con questa politica, ci sarà un danno ambientale, oltre al continuo prosciugamento del lago”, spiega.
Sulla costruzione dell’inceneritore di Santa Palomba e in generale sulla condizione drammatica del sistema idrogeologico dei Colli Albani ci sarà un incontro, venerdì 23 febbraio alle 17,30 a Castelgandolfo, a cui parteciperanno, oltre al vice presidente della Camera, Fabio Rampelli, alcuni parlamentari e i sindaci di Albano, Ardea, Ariccia, Genzano, Marino, Nemi, Pomezia, Rocca di Papa.
“Sull’inceneritore siamo tutti compatti – aggiunge il primo cittadino di Nemi – c’è consapevolezza in quasi tutti che si deve provare a impedire la realizzazione di questo eco-mostro, ma in generale come sindaci dobbiamo spingere per la manutenzione dei territori, la poca acqua che arriva dalla pioggia si va a perdere perché gli scoli non sono sottoposti a manutenzione da diversi anni. Se non sfruttiamo l’acqua piovana, quando c’è, perché si è incapaci di convogliarla verso le falde, il problema diventa ancora più significativo. Iniziare a fare manutenzione potrebbe portare risultati immediati”.