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Il fondatore di Symbola a Sostenibile Oggi: “La sostenibilità è un tema che ha più forza nei settori produttivi che nella politica”

In altri Paesi la sostenibilità è al centro del dibattito politico sulle Europee, c’è forse più attenzione, in Italia invece quando se ne parla è solo strumento di propaganda elettorale. Vanno tutti bocciati, o quasi“. Come ha spiegato a Sostenibileoggi.it il fondatore di Symbola, ambientalista e politico Ermete Realacci, la sostenibilità non è al centro delle campagne elettorali dei vari partiti in vista delle elezioni Europee che si terranno l’8-9 giugno. Secondo Realacci, c’è un’enorme distanza tra la comprensione dell’importanza dell’applicazione del Green Deal e in generale sull’opportunità delle politiche “green” tra le imprese e la parte politica. “Ci sono diversi settori produttivi che l’hanno ben compreso e lo mettono in pratica, invece la politica è assai più indietro, tra chi ha compreso la potenzialità ma gioca in difesa e chi invece l’utilizza come pura propaganda”, aggiunge Realacci.

Sulla direttiva Casa Green, conservo ancora le agenzie di dirigenti come Meloni e Salvini che prima erano a favore del Superbonus al 110% con cessione del credito e che si sono posti contro questa misura, che andava nella giusta direzione ma è stato gestito malissimo, c’è un problema-chiave: la sostenibilità è affrontata con propaganda ma è un tema che ha molta più forza nella società, nei settori produttivi, piuttosto che nella politica e nell’informazione. La politica sembra difendere il calesse mentre arriva l’auto, piuttosto, si dovrebbe capire come l’Europa debba tutelarsi sui punti in cui è davanti ai suoi competitor ma questo tipo di taglio non è adottato da nessuno, neppure da chi difende il Green Deal ma non discute su come far funzionare le cose. Se non si coglie che la scelta dell’Europa non è solo un andare incontro alle scelte internazionali, vedi Cop28, ma anche perché è fucina di nuova economia”.

Realacci critica fortemente anche le forze politiche come quelle che hanno sostenuto la cosiddetta maggioranza Ursula – come Forza Italia – che ora hanno innestato la retromarcia su diversi punti strategici, come appunto la direttiva sulle Case Green, che pure è stata rivista. “Si pensa che paghi in termini elettorali, anche Ursula Von der Leyen, assai cauta nell’ultimo periodo, recentemente ha detto cose diverse. Va ricordato a proposito della direttiva Case Green, che ora lascia più spazio alle decisioni degli Stati, ma dire che è una patrimoniale sulle famiglie è sbagliato, la vera patrimoniale è il costo dell’energia”.

Non mancano critiche anche al Partito democratico e in generale al Partito socialista europeo: “Elly Schlein, a differenza di altri leader politici, almeno parla della sostenibilità e delle sfide di una nuova economia, però non avviene con i termini giusti e sicuramente gli italiani non vedono il PD come protagonista di questo tipo di visione, anche se fa parte del Partito socialista europeo. Non è visto come soggetto che percepisce questa sfida. Se ne deve parlare in termini corretti, per farsi percepire nel modo giusto”. 

Realacci inoltre insiste “sulla distanza tra quanto si predica e poi si fa: in Sardegna la neo presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha vietato fino a un massimo di 18 mesi la realizzazione di nuovi impianti per la produzione e l’accumulo di elettricità da fonti rinnovabili ‘che incidono direttamente sull’occupazione di suolo’, al fine di salvaguardare l’ambiente e il paesaggio. Ma pensa in quella regione, dove sono stati investiti milioni e milioni sullo sfruttamento dei giacimenti di carbone nel Sulcis con conseguenze sull’inquinamento, che tipo di sviluppo potrebbe esserci sfruttandone le caratteristiche, anche in termini di posti di lavoro creati dalle rinnovabili”, si chiede il fondatore di Symbola, che poi ricorda: “In Europa c’è chi è attento alla sostenibilità, come i Verdi, ma anche i liberali: in Germania c’è il Baden-Wurttemberg, uno dei quattro motori d’Europa con Lombardia, Catalogna, Auvergne-Rhône-Alpes, che da dieci anni è governata da verdi e democristiani e la presidente del Land è verde ma è votata dagli operai di Mercedes, Daimler, perché accade? Perché si capisce che bisogna muoversi per tempo, altrimenti si esce dal mercato”.