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Italia al 71,5%: si trova ben oltre la media Ue che impone il 65% entro il 2025

Un modello per l’Unione europea sui rifiuti da imballaggio. Il trend italiano è questo ormai da anni ed è confermato nei numeri dalle ultime rilevazioni del Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai), con la sua ultima relazione consuntiva che certifica la distanza tra il nostro paese e gli altri paesi. Secondo le cifre fornite dal Consorzio, il 71,5% dei rifiuti da imballaggio è stato avviato a una seconda vita nel corso dello scorso anno. Il recupero totale ha raggiunto l’80,5%.

Su 14 milioni e mezzo di tonnellate di imballaggi immessi al consumo, 10,4 hanno trovato una seconda vita. Si tratta di dati incoraggianti, perché è stata adottata la nuova metodologia di calcolo decisa dalla Commissione europea prevista dalla Decisione 2019/655 dell’Unione Europea: un metodo più restrittivo, che sposta più avanti il punto di misurazione ed esclude così una serie di rifiuti che andavano a gonfiare le percentuali.

I target europei al 2025 impongono di riciclare almeno il 65% dei rifiuti da imballaggio. L’Italia quindi è decisamente oltre la media che si deve tenere e con un anticipo di un paio di anni. Anzi, pare che il vantaggio competitivo possa allungarsi fino al 2030, quando l’asticella sugli imballaggi sarà alzata fino al 70%. 

Nel dettaglio, hanno trovato una seconda vita 418 mila tonnellate di acciaio, 60 mila di alluminio, 4 milioni e 311 mila di carta, 2 milioni e 147 mila di legno, un milione e 122 mila di plastica e bioplastica, 2 milioni e 293 mila di vetro.

La raccolta differenziata operata dal Conai, spiega il report, ha pesato per quasi la metà delle 10,4 milioni di tonnellate di imballaggi raccolte e avviate a riciclo (47%). Il 51% è stato invece raccolto e riciclato da operatori indipendenti, con una frazione rimanente (2%) recuperata da sistemi autonomi

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