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C’è il calo in Italia, ma ci sono settori produttivi con margini di miglioramento

Le emissioni prodotte in Italia fanno segnare un calo (-6,2% rispetto al 2022), ma a quanto pare ci sono alcuni settori produttivi che possono ancora fare di più. L’analisi è stata condotta dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e traccia la classifica dei settori che contribuiscono maggiormente all’inquinamento, che a sua volta incide sul climate change.

I dati, relativi al 2022, finiti in un report – Le emissioni di gas serra, obiettivi di riduzione al 2030 – vedono al primo posto i trasporti (26%), poi c’è la produzione di energia (23%), la climatizzazione degli appartamenti (18%) e l’industria manifatturiera (13%). L’impegno da parte dei comparti industriali è stato in ogni caso assunto, rileva l’Ispra: infatti il calo delle emissioni è stato del 20,9% tra il 1990 e il 2022, con il contributo della recessione che si è generata a livello mondiale dal 2008 in poi, con la crisi di alcuni settori industriali e la conseguente contrazione dei consumi. Un fenomeno che è poi tornato evidente con la pandemia da Covid-19, anche se nel 2021 e 2022 si è registrato l’effetto rimbalzo dell’economia, con aumento delle sostanze dannose per l’ambiente

Ispra come Enea

I dati del report Ispra confermano il trend tracciato da Enea a marzo: dal calo di emissioni alla tendenza alla decarbonizzazione e i fossili al minimo da 50 anni, la strada italiana è quella giusta, con il 70% delle contrazione delle emissioni che riguarda il settore elettrico.

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