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Legambiente: danno economico da 16 miliardi di euro, avversità soprattutto al Nord
Alcuni sono stati più mediatici. Ma i danni si sentono, eccome, da tutti gli eventi meteorologici estremi che si sono verificati durante lo scorso anno. È stata Legambiente a contarli e classificarli: nel 2023 sono stati 378 e si segnala una crescita del 22% rispetto al 2022, con un danno economico complessivo da 16 miliardi di euro e, peggio ancora, con un conto di 31 deceduti. Dunque, si muore ancora per il clima, per l’evoluzione del climate change che porta sempre più a manifestazioni di portata straordinaria, mentre il nostro Paese è sempre quello, con poca manutenzione e con un territorio che purtroppo si presta ad alluvioni, valanghe e altre avversità.
Lo studio
Secondo i dati di Legambiente è la parte settentrionale dell’Italia a patire gli eventi avversi del clima, con 210 casi sui 378 in totale e sono alluvioni e fiumi che escono dai propri argini a crescere a dismisura, intorno al 170% in più rispetto all’anno precedente alle stime. Un altro dato che deve o dovrebbe far riflettere è l’incremento esponenziale delle temperature medie, fino al 150% in più, ma crescono tutti gli altri fenomeni, dalle mareggiate alle grandinate, agli allagamenti. E quindi trova conferma l’allarme che arriva da più parti sulla necessità, soprattutto per le imprese (ma anche le abitazioni private), di doversi assicurare contro il rischio climatico. Prima o poi, avverrà: entro pochi mesi scatta l’obbligo per le aziende italiane ed estere ma con una struttura stabile sul territorio italiano a siglare una copertura assicurativa sui danni prodotti dagli eventi naturali. Un recente studio di Accenture aveva posto in evidenza che l’Italia è il Paese più vulnerabile d’Europa (+35% rispetto alla media europea) e anche con una limitata copertura assicurativa.