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Secondo lo studio, la presenza di microplastiche potrebbe contribuire ad accelerare la perdita di ghiaccio in Antartide

Le microplastiche, come è risaputo, rappresentano una minaccia per l’ecosistema, al punto che nell’Ue è stato anche vietato l’utilizzo del glitter, forse la più famosa delle microplastiche in circolazione. Ora l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), in collaborazione con l’Argentina, ha lanciato la sua prima spedizione di ricerca scientifica per indagare sulla presenza di microplastiche in Antartide.

Il gruppo di lavoro si recherà sul posto per un mese per valutare l’impatto delle microplastiche, se siano presenti come si ritiene nei mari, nei laghi, nella sabbia, nelle acque di scarico. Risale ormai a 15 anni fa il ritrovamento delle prime microplastiche nel ghiaccio costiero dell’Antartide. Esistono però esigui dati sui tipi di microplastiche che raggiungono quest’area geografica. La presenza di microplastiche potrebbe contribuire ad accelerare la perdita di ghiaccio in Antartide. A marzo di due anni fa, gli stati membri dell’Onu hanno espresso la volontà di vietare l’inquinamento da plastica dell’ambiente marino, per renderlo effettivo nel corso del prossimo anno. 

I ghiacciai in scioglimento

Oltre al contributo delle microplastiche all’inquinamento marino, che aiuta a determinare lo scioglimento dei ghiacciai, nelle scorse settimane l’International Cryosphere Climate Initiative ha prodotto un report sullo stato della Criosfera 2023, secondo cui il riscaldamento globale in salita di due gradi provocherà trasformazioni significative alle calotte glaciali e ai ghiacciai in tutto il globo. Per contenerlo, obiettivo ormai irraggiungibile, si dovrebbe restare intorno agli 1,5 gradi di aumento della temperatura media. Ma già prima di quella soglia, a un livello di riscaldamento globale compreso tra 1,5 e 2 gradi, la maggior parte degli studi scientifici ormai fissano l’innesco di una fusione accelerata per la Groenlandia e parti dell’Antartide. Se l’aumento della temperatura globale restasse sui due gradi, riferisce lo studio, nei secoli seguenti si verificherebbe in ogni caso un aumento dei mari di 12-20 metri.

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