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Previsioni OMM: gli effetti almeno sino ad aprile

Il 2023 si avvia a diventare l’anno più caldo della storia da quando esistono le rilevazioni (+1,5 gradi), ma il prossimo anno potrebbe essere ancora meno gestibile sul fronte dell’aumento delle temperature. Inverno e inizio primavera, infatti, saranno ancora sotto il segno di El Niño, che dovrebbe produrre i suoi effetti almeno fino ad aprile. Lo rivela l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM). Il fenomeno di teleconnessione atmosferica che si innesca nelle acque del Pacifico orientale alle latitudini equatoriali sta producendo ripercussioni globali. In sostanza, dove passa El Niño si determinano poi l’aumento delle temperature globali e profonde modificazioni nelle precipitazioni a livello globale. Alcune regioni sono più esposte a siccità, altre a piogge più copiose e inondazioni.

I dati di ottobre

In generale, si assiste a una moltiplicazione degli eventi estremi. Insomma, si potrebbero ritoccare verso l’alto i primati di cui si legge in questi giorni, con ottobre che ha fatto segnare 1,7 gradi in più rispetto alle medie, ripetendo il dato di settembre. In questi mesi anche gli oceani hanno raggiunto valori inusuali: i dati dei primi di novembre mostrano che l’anomalia termica è ormai oltre le sei deviazioni standard e a ottobre la media globale è arrivata a quasi 21 gradi.

Secondo il report OMM, è probabile che El Niño raggiunga il picco come evento forte tra novembre e gennaio 2024. Esiste una probabilità del 90% che persista durante il prossimo inverno dell’emisfero settentrionale/estate dell’emisfero meridionale.

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