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L’Italia è il Paese più vulnerabile d’Europa (+35% rispetto alla media europea) ma registra una limitata copertura assicurativa

Il legame tra assicurazioni e rischio climatico comincia a farsi solido, in considerazione dell’aumento sconsiderato di eventi ambientali avversi e dalle stime sull’aumento della temperatura media. D’altronde, come raccontava a SostenibileOggi.it Marisa Parmigiani, Head of sustainability and stakeholder management Unipol Group,  l’assicurabilità dei rischi e un piano di adattamento al climate change serve per ridurre i potenziali danni per le imprese, erogando in tempi brevi una somma che impedisce alla stessa azienda che ha subito il danno di non uscire dal mercato. Per questo motivo, le compagnie assicurative, per fare fronte alla sempre maggiore domanda di protezione dai fenomeni climatici, soprattutto da parte dei consumatori italiani, devono e possono reagire implementando strumenti innovativi e intelligenza artificiale oltre che aumentando la collaborazione con il pubblico. Lo suggerisce uno studio di Accenture, a seguito di un’indagine effettuata su un campione di clienti di prodotti finanziari.

Il dato sull’Italia

In particolare dallo studio salta all’occhio che l’Italia è il Paese più vulnerabile d’Europa (+35% rispetto alla media europea) ma registra una limitata copertura assicurativa. Le abitazioni “non a rischio” (ossia, non esposte a un rischio significativo di calamità naturali di vario tipo) sono infatti appena il 25% e delle restanti dichiarate “a rischio”, solo il 4% sono coperte da assicurazione. Il settore assicurativo dispone di diverse opzioni per reagire internamente ai cambiamenti climatici, ma secondo Accenture deve agire su più fronti e un ruolo chiave può essere esercitato dall’innovazione, dall’intelligenza artificiale nella prevenzione della calamità atmosferiche.

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