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L’attivista americana resa celebre da un film di Julia Roberts è una delle attiviste più famose e ricercate al mondo. L’ultima battaglia è contro la Casa Bianca sulle sostanze chimiche rilasciate dal treno tossico deragliato in Ohio

Ha ispirato libri, è divenuta un personaggio assai discusso, soprattutto è divenuta famosa grazie a Julia Roberts che in un film (Erin Brockovich – Forte come la Verità, premio Oscar all’attrice statunitense) ha raccontato alcune delle sue battaglie ambientaliste. Erin Brockovich è una delle figure simbolo per la lotta alla salvaguardia del pianeta. 

Forse è stata l’attivista più famosa a livello mediatico, anche a tinte glamour, prima che Greta Thunberg arrivasse sulla scena. Legale precaria, 30 anni fa si è fatta conoscere dal mondo per la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric per la contaminazione con cromo esavalente (noto anche come cromo-6) delle acque della città di Hinkley (California) per oltre 30 anni. L’inquinamento da cromo-6 aveva provocato terribili patologie e sofferente ai cittadini. La battaglia da lei condotta contro il colosso del gas statunitense ha portato tre anni dopo a un risarcimento danni di 333 milioni di dollari ai circa 650 residenti della città californiana.

Un rapporto dell’Environmental Working Group ha poi rilevato che nel 2016 circa due terzi della popolazione degli Stati Uniti aveva bevuto acqua contaminata con livelli potenzialmente pericolosi di cromo-6.

Da allora Erin Brockovich ha sostenuto diverse battaglie ambientaliste. E’ divenuta una paladina per la salvaguardia dell’ecosistema anche in altri paesi. Una delle ultime campagne mediatiche in sostegno all’ambiente è addirittura sostenuta contro la Casa Bianca, in merito ai danni provocati dal treno tossico (150 vagoni che trasportavano sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente) deragliato a febbraio in Ohio: in campo al fianco degli abitanti di East Palestine: sollecitato il presidente Joe Biden per spingere sull’Epa, l’agenzia federale statunitense per la protezione ambientale.

In seguito al successo dovuto alla sua causa, l’attivista ha fondato la Brockovich Research & Consulting, società che si occupa di numerosi progetti legati alla difesa dell’ambiente, fornendo consulenze sulle contaminazioni  ambientali. 

Nel 2001 ha pubblicato il libro “Take it From Me. Life’s A Struggle, But You Can Win”, diventato un caso letterario negli Stati Uniti. 

Nel 2015, qualche mese prima che l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama firmasse un provvedimento sullo stato di emergenza a Flint (Michigan),  l’ex avvocata precaria poi attivista di successo denunciava in un post sulla sua pagina Facebook che l’acqua potabile di quella città, distribuita per circa un anno e mezzo, conteneva percentuali tossiche di piombo. Aveva ricevuto migliaia di lettere e mail dai residenti di Flint per denunciare l’ennesimo caso di acque contaminate. 

Brockovich ha continuato a occuparsi di casi di acque contaminate negli Stati Uniti, dalla California al Texas, poi Florida, Michigan, Illinois, Missouri. Qualche mese fa è stata multata perché aveva innaffiato tre volte nell’arco di una settimana il giardino di casa a Beverly Hills,  mentre la California era prosciugata dalla siccità. 

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