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Un recente studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente ha lanciato l’allarme: i minori in pericolo come gli adulti

La cifra lascia effettivamente senza parole. Milleduecento tra bambini e adolescenti che ogni anno perdono la vita a causa del cambiamento climatico. Un rischio sempre più alto per la salute, un pericolo per l’aspettativa di vita. Un invito esplicito a inserire il tema della sostenibilità ambientale tra le priorità europee e nei paesi membri dell’Ue. E’ quanto è emerso in un recente studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) compiuto su 30 paesi europei (ma non Regno Unito e Ucraina), che sostanzialmente equipara la condizione dei minori a quella degli adulti, esposti alle conseguenze del climate change.

Insomma, c’è da preoccuparsi. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, i livelli di alcuni dei principali inquinanti atmosferici restano decisamente al di sopra delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, soprattutto nell’Europa centrale e orientale. E così anche in Italia. 

Gli effetti dell’emergenza climatica creano danni ancora prima della nascita dei bambini, incidendo sulla gravidanza, con il rischio di parti prematuri e bimbi sottopeso. Ma il report di AEA rivela che ci sono altrettanti rischi di patologie per i piccoli, dalla comparsa dell’asma – che tocca  il 9% dei bambini e degli adolescenti in Europa – oltre a insufficienza respiratoria e infezioni ma anche complicanze nello sviluppo cerebrale. Tra le aree a rischio per quanto riguarda l’Italia c’è la Pianura padana, mentre in Europa sono segnalate come critiche le aree vicine alle grandi centrali elettriche a carbone e le grandi città dell’Europa centrale e orientale. 

Secondo un altro studio pubblicato dall’AEA a novembre, almeno 238 mila persone, senza distinzione di età, sono decedute in Europa nel 2020 a causa dell’inquinamento atmosferico nei Paesi membri dell’agenzia (Unione Europea, Turchia, Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein). Lo studio ha mostrato anche che nel 2021 il 97% della popolazione urbana è stata esposta, a tutte le età, a un’aria non conforme alle linee guida dell’Oms, anche se l’Ue sarebbe sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di ridurre i decessi prematuri di oltre il 50% entro il 2030 rispetto al 2005. All’inizio degli anni ’90, le polveri sottili hanno causato quasi un milione di morti premature nei 27 Paesi dell’Unione europea. 

E se appare evidente che almeno per il momento la percentuale di minori con la vita a rischio per gli effetti del climate change è ancora marginale, l’emersione di malattie croniche per i bambini può determinare un abbassamento della qualità di vita nei decenni successivi. 

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