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Il progetto di Berlino ora passa dall’accelerazione sul mercato interno. In precedenza ha stretto accordi con paesi africani

Prima l’accordo con l’Algeria, poi con il Sudafrica per l’importazione di idrogeno rinnovabile. Solo un pezzo della strategia messa in piedi da Berlino: ora la Germania accelera per diventare una specie di Repubblica dell’idrogeno, accelerando sul mercato interno, incrementando la produzione, estendendo l’infrastruttura di distribuzione e stringendo partnership di importazione. 

Berlino ha elaborato la strategia sull’idrogeno, la “Nationalen Wasserstoffstrategie“, con incremento in termini di produzione, trasporto, importazione e utilizzo del vettore, puntando ad assumere la leadership tecnologica in materia di H2 entro la fine del decennio.

La strategia è a breve, medio e lungo termine: il dato certo è aumentare la capacità di elettrolisi nazionale del 2030 da 5 GW (il limite fissato dalla precedente strategia) ad almeno 10 GW. La restante domanda sarà coperta dalle importazioni e in questo capitolo vanno considerate le collaborazioni sottoscritte con alcuni paesi africani. 

Ma non basta avere grandi quantità di H2 a disposizione. Il governo punta a realizzare una vasta infrastruttura di trasmissione e distribuzione del vettore energetico. In questo contesto a fine maggio il gabinetto federale aveva approvato una modifica dell’Energy Industry Act (EnWG) per puntare ad una rete 2027/2028 di oltre 1800 km, convertendo pipeline già esistenti e stabilendo la costruzione di nuove pipeline.

Entro il 2030 la strategia tedesca sull’idrogeno prevede anche che l’H2 e i suoi derivati siano utilizzati soprattutto nelle applicazioni industriali, nei veicoli commerciali pesanti, nell’aviazione e nel settore marittimo. Il paese vuole diventare il principale fornitore di tecnologie dell’idrogeno entro il 2030.