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Tra le nuove proposte al Congresso, la riduzione delle possibilità per gli investitori di interagire con le imprese sulla sostenibilità

La fronda anti – ESG negli Stati Uniti continua a crescere. Il trend è ormai consolidato e mentre le istituzioni europee spingono sempre di più sulle norme relative alla finanza sostenibile con la CSRD (obbligo di rendicontazione ambientale per circa 50 mila aziende) e con la diretta sulla dovuta diligenza, i membri del partito che siedono nella commissione per i servizi finanziari della Camera al Congresso degli Stati Uniti (House Financial Services Committee) hanno annunciato l’introduzione di alcuni progetti di legge per respingere l’influenza delle iniziative sostenibili nei mercati dei capitali e finanziari. 

Tra i progetti di legge figurano proposte per arrestare gli sforzi delle imprese verso l’implementazione di strategie sostenibili e per bloccare l’adozione di requisiti di divulgazione relativi al clima, nonché per ridurre la capacità degli investitori di interagire con le imprese sui temi della sostenibilità.

Le proposte nei nuovi disegni di legge includono la richiesta alle aziende di riferire solo su questioni che hanno determinato come materiali, consentendo alle imprese di escludere le proposte ESG degli azionisti, riducendo così la capacità delle autorità di regolamentazione di collaborare sul rischio finanziario legato al clima. 

Il primo politico a schierarsi contro i fondi sostenibili e le norme ESG è stato il governatore della Florida e candidato repubblicano alle presidenziali del 2024, Ron de Santis. E oltre ai 20 stati con legislazioni anti-ESG c’è la convinzione negli Stati Uniti che le metriche sostenibili siano di ostacolo all’economia. I repubblicani del Congresso degli Stati Uniti hanno lanciato il “Republican Working Group” a febbraio con l’obiettivo di coordinare l’approccio del partito alle proposte Esg. In particolare, le aree di interesse del gruppo sono le prossime regole di divulgazione relative al clima della SEC e l’uso del voto per delega da parte degli investitori “per imporre preferenze ideologiche in modi che eludono il processo legislativo democratico”.

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