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Il libro di Daniele Fusi debutta in anteprima al Fundraising Experience di Metadonors, dove la sostenibilità sociale diventa funzione organizzativa

Nel dibattito italiano sulla sostenibilità sociale c’è un paradosso poco raccontato. La figura che tiene insieme missione, risorse e credibilità pubblica, cioè il responsabile della raccolta fondi, resta una delle meno analizzate. A colmare questo vuoto ci pensa Dirigere la Raccolta Fondi, il nuovo libro di Daniele Fusi, presentato in anteprima al Fundraising Experience (FX), l’evento promosso da Metadonors di cui SostenibileOggi è media partner.

FX nasce come come spazio di alta formazione e confronto tra Terzo Settore e mondo corporate, con l’obiettivo esplicito di creare prossimità fra i due mondi, che spesso scontano problemi di incomunicabilità, per accorciare le distanze e puntare al rafforzamento della propria sostenibilità sociale.

È in questa cornice che il libro di Fusi trova una convergenza naturale. Un antimanuale che prova a raccontare il fundraising per quello che è davvero, una funzione strategica attraversata da tensioni strutturali.

Luci e ombre sul responsabile fundraising

Il libro si rivolge a più pubblici insieme. A chi aspira a diventare responsabile della raccolta fondi, a chi già lo è, a chi lo è stato e, soprattutto, a chi lo assume. E lo fa In uno scenario editoriale piuttosto scarno che vede pochissimi approfondimenti sulla figura. Fusi parte da una distinzione chiave:il responsabile fundraising non è un direttore marketing travestito. Nel mondo aziendale, marketing e vendite sono funzioni distinte. Una lavora sulla costruzione del brand e sulla comunicazione massiva, l’altra sull’1-to-1 e sul B2B. Nel Terzo Settore, queste due dimensioni finiscono spesso entrambe sotto la raccolta fondi, caricando la funzione di aspettative e responsabilità eterogenee.

KPI contro mission, una tensione strutturale

La difficoltà maggiore emerge nel rapporto tra missione e misurazione. Nel Terzo Settore la bottom line non è il profitto, ma l’impatto. Vale a dire, quante persone aiuti, quali diritti rafforzi, quali condizioni migliori. Il responsabile della raccolta fondi, però, viene valutato su KPI diversi. Quanto riesce a raccogliere, con quali canali, in quali tempi.

Questa asimmetria produce una tensione quotidiana. Da un lato il racconto della missione, dall’altro la pressione sui risultati economici. Fusi affronta anche un tema scomodo. La tentazione di campagne più tragiche, drammatiche o pietistiche può aumentare la raccolta nel breve periodo, ma entra in conflitto con la dignità dei beneficiari e con la coerenza valoriale delle organizzazioni. Il bilanciamento non è mai neutro e, spesso, comporta la scelta consapevole di rinunciare a una parte di risorse per restare fedeli alla propria identità.

La sostenibilità sociale come capacità organizzativa

Secondo l’autore, questo equilibrio non si risolve con linee guida astratte, ma con un lavoro paziente di comprensione organizzativa. Capire dove si è, quali sono i limiti strutturali dell’organizzazione, come si traduce concretamente la missione in impatto misurabile. In questa prospettiva, la sostenibilità sociale non è una competenza che si costruisce nel tempo, anche sbagliando.

Il libro è il risultato di un percorso professionale che attraversa esperienze diverse. Fusi ha lavorato per metà della sua carriera in ActionAid, in seguito per Metadonors e oggi opera in PlayMore, dopo aver guidato innumerevoli realtà di consulenza per il terzo settore. Alla sua voce si affiancano quelle di altri tredici colleghi e colleghe, a restituire la pluralità di un ruolo che cambia a seconda delle dimensioni, delle missioni e dei contesti.

Fundraising, perché parlarne oggi

Presentare Dirigere la Raccolta Fondi a Fundraising Experience non è casuale. FX si propone come luogo di connessione tra ETS e imprese, dove la “S” dell’ESG viene interrogata nelle sue implicazioni operative. Il libro di Fusi contribuisce a questa riflessione mostrando che la sostenibilità sociale passa anche e soprattutto dalla qualità delle funzioni interne che tengono in piedi l’impatto.

In un momento in cui al Terzo Settore si chiede sempre più accountability, trasparenza e capacità di dialogo con il mondo corporate, comprendere davvero cosa significa dirigere la raccolta fondi diventa una questione di maturità del sistema. Non per raccogliere di più a ogni costo, ma per generare valore sociale senza tradire la propria missione.

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