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Secondo stress test della Banca centrale europea: in caso di mancata accelerazione, a rischio anche il credito per le banche
Sembra un’osservazione quasi scontata. Ossia, la mancata accelerazione della transizione verso modelli economici sostenibili produrrebbe l’aumento dei costi di medio periodo per famiglie e imprese e ridurrebbe la redditività delle aziende e il potere d’acquisto degli individui e dall’altro lato accrescerebbe il rischio di credito per le banche. La situazione è certificata dal risultato del secondo stress test climatico pubblicato dalla Banca Centrale Europea che segue quello del 2021. Secondo la Bce, un nuovo ritardo nella transizione significherebbe non raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi con l’aggravamento di costosi rischi fisici.
Per correggere la rotta secondo la Bce si deve accelerare la transizione verde verso un tasso più rapido rispetto alle politiche attuali per raggiungere un’economia a zero emissioni nette per le imprese, le famiglie e le banche dell’area dell’euro.
E’ questa la strada da seguire per garantire maggiore stabilità finanziaria (e investimenti miliardari) riducendo i rischi fisici, che si traducono in costi più alti per famiglie, imprese, banche e istituzioni. Lo stress test analizza la resilienza di imprese, famiglie e banche in tre scenari di transizione che differiscono in termini di tempi e ambizione. Il primo scenario è quello di una “transizione accelerata” che favorisce politiche e investimenti green, portando a una riduzione delle emissioni entro il 2030 in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Il secondo, una “transizione late-push”, continua sul percorso attuale e non prevede un’accelerazione fino al 2026 e una “transizione ritardata”, che inizierà anch’essa solo nel 2026, non ambiziosa per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi entro il 2030. Tre scenari in cui si passa al carbon net, ma con differenza nella tempistica della transizione ecologica.