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Il colosso danese punta a migliorare la parte “sostenibile” dei prodotti sinora utilizzati

Migliorare la parte “sostenibile” dei materiali già esistenti e utilizzati per la produzione dei famosi mattoncini Lego, piuttosto che destinare investimenti sulla plastica riciclata. E’ un segnale in controtendenza ma di cui tener conto quello che arriva da una delle più importanti case produttrici di giocattoli, tra l’altro nota per il suo impegno di sostenibilità. Due anni fa Lego si è impegnata per produrre mattoncini da costruzione con plastica riciclata, abbandonando quella vergine. Secondo l’azienda, per utilizzare plastica riciclata nei mattoncini della Lego, sarebbe stato necessario trasformare profondamente le fabbriche, con maggiore impronta di carbonio nel medio periodo. Costi alti anche per una fabbrica sostenibile, si è scelta quindi la retromarcia.  L’80% dei 110-120 miliardi di pezzi di plastica prodotti da Lego ogni anno contiene acrilonitrile butadiene stirene (ABS), un tipo di plastica ricavata dal petrolio greggio. Inizialmente l’obiettivo era eliminare entro il 2030 tutta la plastica a base di petrolio tra i materiali che Lego utilizza, operazione poi fallita perché passare al PET riciclato in tutte le forme prodotte è risultato costoso.

La retromarcia di Lego

Il gigante danese delle costruzioni qualche settimana fa ha fissato i paletti per il processo di decarbonizzazione a lungo termine, senza trascurare gli obiettivi più vicini, con un investimento complessivo di 1,4 miliardi di dollari nel prossimo triennio. Entro il 2032 il Gruppo Lego si è impegnato a ridurre del 37% le proprie emissioni. Inoltre, la dirigenza ha confermato l’intenzione di rispettare la scadenza fissata per il 2025 per passare agli imballaggi sostenibili. Il 98% delle emissioni di Lego Group hanno origine nella sua catena di fornitura.

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