Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

Studio IEA: oltre 8,5 miliardi di tonnellate di carbone prodotte lo scorso anno

Forse è l’elemento più divisivo nel processo di disimpegno, presunto, o concreto, dai combustibili fossili nel futuro a medio o lungo termine. Il 2023, lo dicono i numeri, è stato l’anno del carbone, anche se alla Cop 28 di Dubai si è provato ad andare oltre, puntando al triplicamento dei finanziamenti sulle rinnovabili. Anche se due anni fa c’è stato l’impegno globale per la riduzione graduale del carbone preso alla COP26 di Glasgow. Difficile arrivarci se la Cina accelera nella produzione, anziché rallentare, mentre altrove ci si guarda intorno e in Italia si mira alla chiusura delle centrali entro i prossimi tre anni.

I numeri

Si è andati oltre 8,5 miliardi di tonnellate di carbone nel 2023, primato assoluto, secondo l’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) oltre un punto percentuale in più rispetto al 2022. Il balzo, come è risaputo, si è avuto dal 2020 e hanno influito prima la pandemia, poi soprattutto la crisi energetica derivante dal conflitto aperto in Ucraina, che ha portato diversi paesi a riaprire o incentivare l’uso intensivo delle centrali a carbone per rispondere alle carenze di gas. Sempre secondo l’IEA, è possibile che lo scorso anno il carbone abbia raggiunto il suo punto più alto:la domanda globale dovrebbe iniziare a calare nell’anno appena iniziato.

Cina

Come scritto in altre occasioni, molto gira intorno alla politica cinese sul carbone. Pechino è il primo produttore mondiale di emissioni e per oltre il 70% dipende dal carbone: costruiti 1,5 impianti alla settimana tra gennaio e giugno 2023, la capacità complessiva è di 557 GW e altri 243 GW sono in costruzione. Così è complesso pensare a un drastico cambio di rotta sul carbone, ma sempre l’IEA pensa che il mix tra il rallentamento nella crescita economica e l’investimento sulle rinnovabili produrrà un calo nella domanda e quindi nella produzione di carbone. Si potrà verificare il tutto solo tra qualche anno.

La situazione in Europa

Il ritmo della produzione di carbone in Europa non è certo simile a quello cinese, ma ci sono elementi che fanno pensare, come l’apertura della quinta centrale in Grecia. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’Italia dal canto suo ha fermato la sospensione a tutti gli impianti a carbone previsto inizialmente entro il 2025. Secondo ARERA, si potrebbero sigillare le centrali tra l’anno prossimo e il 2027 e su questa linea pare essere settato il governo: in estate il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva disposto di mettere al minimo tutti gli impianti.

Articoli correlati