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Sono solo 154 le forme di energia condivisa in Italia
L’Italia sulle Comunità energeticheComunità energetica Le comunità energetiche rappresentano un modello innovativo nel panorama energetico globale, basato sulla produzione, gestione, consumo e condivisione di energia rinnovabile in modo collaborativo. Queste comunità sono un esempio di governance energetica decentralizzata, dove i membri si uniscono... Approfondisci rinnovabili è in ritardo, per non parlare dello sviluppo delle rinnovabili, con più di un passo indietro rispetto ad altre realtà europee. La conferma arriva da due report presentati recentemente da Legambiente su un trend che non ha saputo invertire o correggere al momento la rotta. Sulle fonti rinnovabili: nel 2023, dati Terna citati nel report di Legambiente, sono stati registrati appena 5.677 MW totali di nuove installazioni. Altro che i 13 GW annui che servirebbero per avvicinarsi ai 90 GW fissati dall’Accordo di Parigi 2030.
Il ritardo delle CER
Sulle CER, la musica non cambia, anzi: per Legambiente sono 154 le forme di energia condivisa realizzate in Italia, tra comunità energetiche rinnovabili e configurazioni di autoconsumo collettivo. La stima è al ribasso rispetto alla potenzialità di crescita. Come ha spiegato a Sostenibileoggi.it il fondatore di Symbola, ambientalista e politico, Ermete Realacci, sullo sviluppo mancato finora delle CER, “in Italia nessuno ha il furore positivo di fare le cose, in questo Paese devi svegliarti la mattina e dire: questa cosa va fatta e oggi devo fare un passo in avanti, c’è da aggiungere che una parte della politica sottovaluta il tema per ignoranza, perché lì sta andando il mondo. Amo l’Italia, si è anche accelerato su rinnovabili ma gli obiettivi al 2030 in tema rinnovabili sono decisamente lontani. Devo portare l’esempio dell’Olanda, che è estesa quanto Sicilia e Calabria, con molto meno sole: lo scorso anno ha prodotto 3000 MW, in Italia invece ci si è fermati a 800 MW. Si è perso tempo e ci sono bollette alte e meno indipendenza energetica”.