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A livello mondiale produce tra l’8% e il 10% delle emissioni di Co2

Prova a correre verso la sostenibilità, ma produce e inquina più di altri comparti industriali, con gli obiettivi dell’Agenda 2030 che si fanno sempre più stringenti. La moda a livello mondiale produce tra l’8% e il 10% delle emissioni di Co2 secondo un recente rapporto dell’Onu. Sta provando ad adeguarsi: capsule sostenibili, boutique sostenibili, materiali innovativi che nascono dal riciclo, l’uso della tecnologia per rendere sostenibili i processi aziendali. La strada verso l’impatto zero sull’ambiente è tracciata, ma i problemi sono molteplici, soprattutto non solo legati alle emissioni di carbonio. 

Il 70% delle emissioni a effetto serra del settore sono dovute alla supply chain, cioè alla produzione. Ma la sostenibilità è minacciata per l’impatto sulla biodiversità, per esempio c’è l’impatto devastante delle delle microplastiche sulla fauna marina, poi il consumo intensivo del suolo, lo sfruttamento delle acque, il processo di deforestazione, senza contare che c’è tutta la parte sociale, l’aspetto della tutela del lavoro, di diritti umani violati, soprattutto in alcune aree del mondo dove il fast fashion ha travolto tutto e tutti, tipo in Asia. Poi, il 70% dei tessuti è composto da derivati del petrolio, il celebre poliestere, una minaccia reale perché solo l’1% di questi viene riciclato e il resto finisce in discarica, con tempi di degradazione incalcolabili.

Di fronte a questo scenario, vale la pena ricordare quali siano i punti centrali per la trasformazione green della moda. Prodotti realizzati con materiale riciclato, poi l’uso di tecnologie per rendere più agevoli i processi produttivi sostenibili e poi il macro tema che riguarda anche gli utilizzatori finali: la trasparenza, l’accesso alla conoscenza nel sapere dove, come, quanto si inquina: la tracciabilità della filiera. L’Italia, all’interno del processo green della moda, non si fa cogliere del tutto impreparata: per il Circular Fashion Index 2022 di Kearney, si trova al secondo Paese sostenibile tra i principali produttori, dietro alla Francia. Lo studio stabilisce che la performance di circolarità di un’azienda è determinata in base a sette aspetti che influenzano la longevità dei capi, contando sia il mercato primario che quello secondario. Nella prima categoria si valuta la percentuale di tessuti riciclati usati per creare nuovi prodotti o la promozione della circolarità nella comunicazione di un brand, mentre per la seconda sono state valutate le vendite di seconda mano, i servizi di noleggio e il riutilizzo dei vestiti restituiti. 

Dall’analisi emerge che il settore moda nel complesso ha ancora molta strada da fare per ottenere risultati soddisfacenti dal punto di vista della sostenibilità e che solo il 7% dei brand adopera regolarmente materiali riciclati.

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