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Deputati Ue consigliano di non distruggere i prodotti tessili invenduti e raccomandano investimenti responsabili ai consumatori

Solo acquisti di prodotti sostenibili. Una moda responsabile, dove la sostenibilità viene considerata prioritaria rispetto a convenienza economica e abbondanza di prodotti, privilegiando durabilità, circolarità ed eticità nel fashion. L’Unione europea si sta muovendo da qualche tempo contro il fast fashion e il suo impatto estremamente dannoso sull’ambiente. L’ultima svolta vede il Parlamento Ue a “consigliare” di non distruggere i prodotti tessili invenduti e soprattutto di fissare norme ancora più chiare e dirette contro la pubblicità ingannevole e il greenwashing. L’appello è arrivato qualche giorno fa attraverso l’approvazione di raccomandazioni della Commissione Ue nell’ambito della strategia europea e il piano d’azione per l’economia circolare.

Dunque, vengono incoraggiate la produzione e il consumo di prodotti tessili più durevoli, sostenibili, circolari. L’attenzione non è però solo posta sui danni ambientali prodotti dal fast fashion, con l’utilizzo spesso sospetto di materiali anche dannosi per la salute. Al centro ci sono gli aspetti sociali della sostenibilità, ovvero la condizione lavorativa, il rispetto delle norme sociali e del lavoro lungo tutta la catena del valore. 

Riconoscendo gli effetti nocivi del fast fashion, il Parlamento Ue chiede agli stati membri di intraprendere un’azione decisiva per porre fine a questo modello poco sostenibile e un altro aspetto da evidenziare è l’invito agli investimenti responsabili dei consumatori, che dipende ovviamente dal tipo di pubblicità che viene sostenuta dalle aziende in merito alla sostenibilità ambientale e sociale. 

I deputati del Parlamento Ue hanno chiesto alla Commissione di agire rapidamente per prevenire il rilascio di microplastiche e microfibre nell’ambiente, che sono caratteristiche di alcuni dei colossi del fast fashion. 

Dunque, in attesa che arrivino sul tema anche Stati Uniti e Regno Unito, l’Europa si muove per prima sulla moda sostenibile. Ci sono le premesse, ma anche i tempi della burocrazia: una bozza a lungo attesa di regolamenti sul greenwashing, pubblicata a marzo, è rimasta vaga sui dettagli tecnici critici relativi agli standard e alle metodologie che i marchi dovrebbero utilizzare per fare affermazioni credibili sulla sostenibilità. Resta da vedere quanto rapidamente saranno introdotte le nuove misure per regolamentare la moda. I requisiti di due diligence proposti dall’Ue  devono ora essere negoziati con i 27 Stati membri del blocco prima di diventare legge.

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