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Il presidente del Consorzio spiega come sia possibile: “Arriviamo ovunque, evitiamo l’importazione di un milione e mezzo di barili di petrolio l’anno”. Pesa però la burocrazia nelle autorizzazioni

Il riciclo e la rigenerazione del 98% degli oli usati, con l’Italia che si piazza al vertice in Europa grazie al sistema capillare di raccolta. Poi, la sfida della digitalizzazione e dell’innovazione per migliorare il processo produttivo, soprattutto nell’interazione tra le aziende (sono sessanta) che fanno parte del Consorzio. Riccardo Piunti, presidente del Conou (Consorzio nazionale degli oli minerali usati) racconta a SostenibileOggi l’exploit del sistema italiano, che trascina letteralmente la media europea (61%) nella rigenerazione dell’olio. “Soprattutto nella raccolta, l’Italia non teme confronti, in sostanza non ci scappa nulla”, spiega Piunti, “con circa 60 raccoglitori di olio raggiungiamo i 103 mila punti di centri di raccolta, di cui 90 mila sono meccanici e il resto fabbriche. Arriviamo ovunque, dalla cima della collina alla grande fabbrica, come Consorzio abbiamo stretto accordi con i concessionari che devono recarsi nei punti di raccolta dovunque e comunque”.

Il 98% dell’olio rigenerato finisce nei tre impianti di trattamento: il 70% torna a essere olio lubrificante. “Ricordo che senza il nostro apporto, la media europea scenderebbe abbondantemente sotto il 60% e c’è questa differenza perché è vincente il modello del consorzio in qualità di arbitro, controllore che l’olio rigenerabile poi diventi rigenerato. Non è scontato, in altri paesi senza il controllore possono prevalere le transazioni commerciali tra le parti, senza alcuna verifica sulla qualità dell’olio”.

Il presidente del Conou ripercorre il cambio di passo italiano sul corretto utilizzo degli oli usati avvenuto negli anni: “E’ un percorso di consapevolezza tra i consumatori che dà grande soddisfazione: si è passati dall’olio che finiva nelle fogne al recupero pressoché totale dello stesso olio, che torna poi rigenerato e di ottima qualità. Siamo nati nel 1982, operativi due anni dopo: la direttiva europea disponeva che i produttori di lubrificanti avrebbero dovuto sobbarcarsi anche l’onere di portare via dal cliente olio inutilizzabili, un’impresa per le aziende. A quel punto le compagnie petrolifere hanno pensato di creare un consorzio ed è effettivamente un sistema che sta funzionando, senza ricevere fondi dallo stato e potendo godere della flessibilità che rende possibile tante cose, anche rendere economicamente attrattiva la raccolta del fusto di olio in cima a una collina”.

Piunti racconta dell’eccellenza del sistema-consorzio che ha aiutato a raccogliere l’olio esausto anche durante la pandemia: “Durante la fase più acuta della pandemia non si vendevano i lubrificanti e si è fermato il sistema, ma il consorzio ha saputo fare da ago della bilancia, aiutando le imprese di raccolta a sostenere l’aumento dei costi e aiutando anche le aziende di rigenerazione, comprando gli stoccaggi di olio, per non farli fermare. Così siamo andati avanti e non si è fermato un attimo il movimento, che può essere ulteriormente potenziato, penso alle materie prime che mancano, all’aumento dei prezzi e dico che tutto può essere recuperato dai rifiuti. Grazie all’attività del Conou, ogni anno l’Italia evita l’importazione di un milione e mezzo di barili di petrolio, equivalente in termini economici ad un risparmio di tre miliardi di euro sulla bolletta energetica nazionale in 39 anni. Non è certo poco”.

Nel sistema che funziona, non mancano le criticità: “Ci sono degli ostacoli all’affermazione del modello di economia circolare”, riflette il presidente del Conou, “I nostri raccoglitori di olio ci dicono: non dateci soldi, dateci i permessi, l’iter burocratico del permesso per l’apertura di un centro raccolta è davvero un problema, assieme ai presunti imprenditori che si spacciano per riciclatori e ovviamente non lo sono. La macchina autorizzativa deve essere efficiente e tutelata, ma teniamo conto che il riciclo nasce praticamente adesso, si tratta di predisporre nuovi impianti, è un’industria che si alimenta giorno dopo giorno di nuove idee, di nuovi progetti. Serve supporto, serve il know how che certamente può arrivare dal Consorzio, oltre che dal Ministero dell’Ambiente, ma il sistema deve rispondere professionalmente e rapidamente. Del resto, l’Italia rappresenta un’eccellenza assoluta in varie filiere del riciclo”.

L’innovazione e la digitalizzazione sono le prossime sfide del Conou per migliorare ulteriormente la qualità della raccolta e della rigenerazione dell’olio: “Il grande successo della filiera circolare gira intorno alla qualità del prodotto poi rigenerato. Nell’era della transizione ecologica c’è però da alzare l’asticella sull’innovazione dei processi produttivi, si tratta di 60 imprese separate che aderiscono al consorzio, far funzionare i flussi di notizie, di informazioni è necessario, più collegamento c’è, migliore sarà la raccolta. Stiamo lavorando su alcune applicazioni che renderanno ancora più snello e incisivo il lavoro”.