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L’industria del celebre distillato vale 7,5 miliardi di dollari l’anno e investe già da anni sulla sostenibilità del suo ciclo produttivo, abbracciando l’energia eolica e la produzione di idrogeno
Circa 450 milioni di litri prodotti ogni anno, 140 distillerie, 42 mila dipendenti e un giro d’affari da 7,5 miliardi di dollari. L’industria del whisky è tra le attività più fiorenti in Scozia ed è al lavoro per un obiettivo assai ambizioso: portare tutte le fasi del ciclo produttivo a zero emissioni entro il 2040. Gli imprenditori, su spinta della Scotch Whisky Association, investono sulle tecnologie green per allontanarsi dal consumo di combustibili fossili per la distillazione della bevanda, abbracciando l’energia eolica e la produzione di idrogeno.
La produzione di whisky scozzese prevede un processo in quattro fasi: maltazione, ammostamento, fermentazione e distillazione. In passato, l’energia per riscaldare i bollitori era ricavata dalle centrali a carbone, ora invece da gas naturale o olio combustibile, il petrolio tipicamente trasportato da autocisterne diesel che solcano i mari e poi da camion diesel che si muovono lungo strette strade agricole.
La riduzione di emissioni di carbonio nel segmento industriale è partita oltre un decennio fa: negli anni si è passati dal consumo del 2% di energia rinnovabileEnergia rinnovabile L'energia rinnovabile è fonte di energia proveniente da risorse naturali che si rinnovano rapidamente, come il sole, il vento, l'acqua e la biomassa. È una forma di energia pulita e sostenibile che contribuisce a ridurre le emissioni di... Approfondisci al 39% nel 2022. Con secoli di tradizione alle spalle e con tempi lunghi di maturazione del distillato, l’industria del whisky ha avuto tempo per lavorare sullo sviluppo delle rinnovabili. La Scotch Whisky Association ha indirizzato i produttori all’uso di questi sottoprodotti – come la birra alla spina – in un’economia circolareEconomia circolare L'economia circolare è un modello economico che promuove la riduzione degli sprechi e l'uso efficiente delle risorse attraverso il riutilizzo, la riparazione, il rinnovamento e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti. Approfondisci virtuosa di fertilizzanti, mangimi per animali e biocarburanti. Così ha fatto l’azienda biotecnologica Celtic Renewables, che ha sviluppato un processo, chiamato ABE, per trasformare i rifiuti organici in prodotti chimici e biocarburanti a bassa emissione: la tecnologia consente di combinare materie prime di basso valore come la birra alla spina per creare una nuova materia prima da cui estrarre prodotti di alto valore e a basse emissioni di carbonio, ovvero acetone, butanolo e etanolo, sostanze usate per esempio nel settore alimentare, alimentare.
Inoltre, tra le altre iniziative green dei produttori di whisky scozzese c’è la conversione degli autobus turistici per i tour di degustazione di whisky in veicoli a batteria, con il governo che si è impegnato per piazzare 30 mila stazioni di ricarica nel paese entro il 2030. Altri produttori internazionali di energia hanno investito miliardi di dollari nelle acque costiere della Scozia: i parchi eolici offshore, vicini alle isole delle distillerie di whisky, possono pompare elettricità a terra.
L’unico punto dolente in una produzione che corre verso il green è la torba, composto organico formato da resti vegetali d’acqua che negli anni diventa carbone. E’ la sostanza che rende il sapore del legno nel whisky. In sostanza, viene bruciata, ma la torba ha la capacità di assorbire più del doppio della quantità di carbonio immagazzinata dalle foreste nel mondo. La crescente consapevolezza sul ruolo vitale che le torbiere svolgono nella lotta contro la crisi climatica ha spinto nel 2019 le Nazioni Unite ad approvare la prima risoluzione globale a loro dedicata, per favorirne la conservazione. Secondo una stima pubblicata dal National Trust for Scotland, le torbiere danneggiate rappresentino circa il 6% di tutte le emissioni di carbonio di origine antropica nel mondo.