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L’analisi del Global Fund ha evidenziato il boom delle infezioni da malaria dopo il periodo di inondazioni in Pakistan. Secondo l’Oms, il riscaldamento globale ne provocherà l’aumento nei prossimi anni

Il climate change che contribuisce, anzi fa crescere la diffusione della malaria in Mozambico e in Pakistan, assieme ad altri fattori come la resistenza agli insetticidi e la crescente minaccia della resistenza ai farmaci.  Una realtà drammatica, certificata da uno studio del Global Fund, secondo cui il cambiamento climatico, con il continuo mutamento dell’ecosistema, tra inondazioni e siccità, sta facendo lievitare i casi della malattia prodotta dalla puntura di zanzare sia nel paese africano che in quello asiatico. Uno degli elementi presi in considerazione nell’analisi del Global Fund è stato il periodo di inondazioni avvenute lo scorso anno in Pakistan, cui ha fatto seguito il boom di casi di malaria. Ma anche il caldo torrido avrebbe poi generato un effetto domino sulla riproduzione dei casi di malaria.

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’Africa continua a sostenere il carico più pesante della malattia, rappresentando nel 2021 circa il 95% di tutti i casi di malaria e il 96% di tutti i decessi, con una stima di 595 mila morti.

La maggior parte dei decessi avviene tra i bambini di età inferiore ai cinque anni. L’Oms ha avvertito che le malattie trasmesse da vettori come la malaria sono destinate a crescere con il riscaldamento globale. Gli scienziati hanno messo in conto che che le zanzare si riprodurranno sempre più velocemente con l’aumentare della temperatura. Sono soprattutto le città nelle zone costiere in Africa che stanno diventando più vulnerabili alle frequenti inondazioni stagionali, che aumentano anche il rischio di malattie trasmesse da vettori. Gli eventi meteorologici sono in aumento: il Sudafrica ha subito inondazioni torrenziali di portata senza precedenti sulla sua costa orientale nel 2022 e quest’anno il Mozambico è stato devastato da un periodo (quattro settimane) di precipitazioni così intense da superare la quantità di pioggia attesa in un anno. 

E’ stata osservata soprattutto a diffusione di Anopheles stephensi, una specie di zanzara invasiva originaria dell’Asia meridionale e della Penisola Arabica, rilevata in diversi paesi africani, che può trasmettere sia i parassiti della malaria Plasmodium falciparum che Plasmodium vivax. Gli scienziati stanno studiando i collegamenti tra il cambiamento climatico e la diffusione della specie.

Insomma, non c’è tempo da perdere, anche nel reperimento dei farmaci per trattare la malaria. L’obiettivo di ridurre l’incidenza dei casi di malaria e i tassi di mortalità di almeno il 75% entro il 2025 e di almeno il 90% entro il 2030 rischia di saltare.