Tempo di lettura: 3 minuti

Loading

In Inghilterra un impianto da 22 mila tonnellate annue, i regolamenti europei: la domanda di litio salirà del 14% entro il 2030

Un impianto di riciclo su scala industriale interamente dedicato alle batterie al litio. Se l’Europa si sta preparando a scendere in campo sul riciclo di questo tipo di materiale, forse sino a qualche mese fa sottostimando l’importanza di realizzare strutture per il trattamento delle batterie esauste che servono per computer, cellulari e auto elettriche, a Wolverhampton (Inghilterra) sarà battezzato presto uno stabilimento che potrà stoccare quotidianamente circa 100 tonnellate (140 metri cubi) di batterie al litio, arrivando al trattamento di 22 mila tonnellate annue. L’obiettivo è di andare oltre quota ottomila nel primo anno di vita. Il via libera all’impianto, realizzato da Technology Minerals, è arrivato dall’Agenzia per l’ambiente britannica.

Dall’Inghilterra alla Svezia, poche settimane fa Stena Recycling (multinazionale con tre sedi in Italia) ha aperto il suo primo impianto di riciclaggio industriale per batterie agli ioni di litio. Un investimento da circa 220 milioni di euro per l’impianto che si trova nella parte meridionale del paese scandinavo ed è uno dei primi siti di riciclaggio delle batterie a litio su scala industriale in Europa. Un processo avanzato che consente di riciclare il 95% della batteria di un veicolo elettrico. 

Sono già stati stipulati accordi con i partner del settore sia nella produzione di batterie che di veicoli, garantendo un elevato volume di riciclo fin dall’inizio. Il nuovo impianto ha una capacità iniziale di riciclaggio di 10 mila tonnellate l’anno e gestirà il materiale delle batterie raccolto e pretrattato in tutte le strutture e i processi esistenti di Stena Recycling in Svezia, Danimarca, Polonia, Finlandia, Norvegia, Germania e appunto in Italia.

Sul tema riciclo delle batterie a litio, l’Europa, in assenza di una rete di impianti, ha deciso di introdurre una nuova regolamentazione: EU Battery Regulation, per la sostenibilità dell’intera catena del valore nel lungo periodo. Il testo, concordato a dicembre tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, fa parte del Green Deal, il pacchetto di proposte della Commissione Europea per modernizzare l’economia e trasformare le politiche in materia di clima, energia, trasporti, ambiente e fiscalità, che ha l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli rilevati nel 1990 e culmina con il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Dalle prossime settimane l’EU Battery Regulation sarà attuato nei paesi membri, sostituendo la direttiva 2006/66/CE (direttiva sulla differenziata oggi obsoleta): i nuovi requisiti obbligatori riguarderanno per la prima volta l’intero ciclo di vita delle batterie al litio – estrazione della materia prima, produzione, progettazione, etichettatura, tracciabilità, raccolta, riciclo, riutilizzo – e prevede il Battery Passport un documento digitale che massimizza lo scambio di informazioni tra produttori, utilizzatori finali e operatori addetti al riciclo, che servirà a indicare le informazioni delle batterie sul mercato e i requisiti di sostenibilità. 

Il Regolamento Europeo delle Batterie mira a promuovere l’economia circolare all’interno del comparto, lungo tutto il ciclo di vita delle batterie, stabilendo pertanto anche i requisiti di fine vita, compresi gli obiettivi e gli obblighi per il recupero dei materiali e delle batterie esauste da parte dei produttori. E sul fine vita delle batterie è stato elaborato il progetto Acrobat, cui l’Italia partecipa attraverso l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea): l’obiettivo è recuperare oltre il 90% delle materie critiche contenute nelle batterie litio-ferro-fosfato attraverso un processo di estrazione innovativo, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, da trasferire all’industria del continente. Il nuovo processo di riciclo permetterà di estrarre dalle batterie litio, fosforo e grafite. Attraverso il progetto Acrobat si cercherà proprio di unire le competenze del mondo della ricerca e dell’industria per mettere a punto un processo economico e sostenibile per l’estrazione di materie critiche, da destinare poi a nuove produzioni. Entro il 2030 il progetto Acrobat punta a raggiungere un target complessivo di recupero annuale di 5, 4 mila tonnellate di materiale catodico (litio-ferro-fosfato), 6,2 mila tonnellate di grafite e oltre quattromila tonnellate di elettrolita. Dare vita a un processo di riciclo su scala industriale permetterà inoltre di risolvere un’importante questione ambientale: le batterie agli ioni di litio contengono sostanze pericolose.

D’altronde, le batterie litio-ferro-fosfato non contengono cobalto e nichel e quindi sono materiali ora preziosi con il boom della mobilità elettrica: secondo la società di market intelligence Meticulous Research, il giro d’affari del riciclo delle batterie al litio arriverà a sette miliardi di euro entro il 2030, con la regione del Pacifico a sostenere l’andatura più elevata.

Dunque, per l’Europa non c’è più tempo da perdere. La domanda di litio tenderà a salire, la richiesta, secondo l’Ue, aumenterà del 14% entro il 2030. E per dipendere sempre meno dalla Cina (che detiene il 78% del litio) o dagli Stati Uniti, si passa attraverso il riciclo. Anche in Italia arriverà il primo impianto di riciclo di batterie al litio per veicoli elettrici, sistemi industriali e sistemi stazionari, realizzato da Enel X e Midac, azienda specializzata nella produzione di batterie, in partenariato con enti di ricerca, tra cui Enea. L’impianto (che tratterà fino a 10 mila tonnellate annue) rientra nel progetto europeo Ipcei sulle batterie innovative e sostenibili.

Articoli correlati