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Il famoso geografo a SostenibileOggi.it: “L’agricoltura sostenibile, come allevamento e anche artigianato vanno ripensate in base al mercato”

La cultura della sostenibilità che produce sviluppo. Dall’artigianato all’agricoltura sostenibile, all’allevamento. Un ritorno economico anche per le decine di migliaia di abitanti, tra Abruzzo, Molise e Lazio, che vivono a stretto contatto con il Parco Nazionale d’Abruzzo, che festeggia il centenario dalla sua nascita. Ne parla a SostenibileOggi.il il geografo Franco Salvatori, ex presidente della Società Geografica Italiana.

Cosa rappresenta il centenario del Parco nazionale d’Abruzzo?

Certamente il centenario è qualcosa di significativo, è l’esempio più importante di tutela ambientale nel nostro paese, è l’antesignana idea di sostenibilità. Il primo parco è stato lo Stelvio ma era già considerata una riserva di caccia, un qualcosa di chiuso rispetto all’uso della popolazioni, delle comunità. Il Parco d’Abruzzo è nato per volontà delle popolazioni, un nucleo di personalità che è impegnato ottenendo un grande risultato, inizialmente con molta preoccupazione delle popolazioni locali. D’altronde, la sostenibilità come la intendiamo oggi significa dover fare dei sacrifici, “non consumare oggi” per le generazioni future, non alterare quello che abbiamo a disposizione per trasmetterlo alle generazioni future.

Il centenario del Parco è un punto di arrivo?

La celebrazione non deve essere fine a se stessa, anzi segna l’apertura a un nuovo concetto di sostenibilità, continuando e migliorando soprattutto l’impegno culturale sulla sostenibilità, sebbene le ultime generazioni hanno assorbito l’idea che il Parco non è privarsi ma arricchirsi, non limitarsi ma trovare nuove possibilità per gli abitanti, per il territorio. La sostenibilità ci appartiene pienamente, diventa tale affinché negli atteggiamenti minimi ci sia una consapevolezza quotidiana.

Qual è il passo successivo?

Impegnarsi affinché la cultura della sostenibilità, rappresentata dal Parco, diventi consapevolezza di sviluppo. Quelle rinunce della popolazione locale diventano capitale investito, diventa reddito, per il Parco significa il recupero delle attività agricole compatibili ai livelli di domanda crescenti nel consumo della popolazione di un mercato che è globale. Quindi, l’agricoltura sostenibile, come allevamento e anche artigianato vanno ripensate in base al mercato. Parliamo di turismo responsabile, sostenibile, addirittura alla possibilità di sfruttare quello che ci dice la ricerca scientifica affinché il patrimonio ambientale sia tutelato (soprattutto le specie protette), in una fase in un i cambiamenti ambientali. Certo, servono investimenti, non solo per la popolazione residente, si tratta di decine di migliaia di abitanti, ma anche della comunità regionale, che ha competenza in materia e anche nazionale e internazionale. Non sarebbe nulla di nuovo, negli ultimi 20 anni il Parco ha saputo attingere risorse dall’ Unione europea.

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