Tempo di lettura: < 1 minuto

Loading

The Economist: rinnovabili in calo a causa dei costi e dei ritardi burocratici

Alla Cop28 di Dubai si è stabilito che l’investimento sulle rinnovabili dovrà essere quantomeno triplicato. In Qatar, 118 Paesi si sono impegnati ad aumentare la loro capacità combinata di energia rinnovabile a 11 GW entro il 2030 (sono stati 3400 GW nel 2022). Un ulteriore elemento alla discussione proprio sulle stesse rinnovabili, su cui si è soffermato The Economist con un approfondimento. Secondo il famoso settimanale economico, in sostanza il picco di interesse riscosso dalle rinnovabili sarebbe decisamente in calo, a causa di una serie di problematiche emerse nel corso degli ultimi mesi, a partire dall’incremento dei costi lungo la catena di approvvigionamento con il prezzo di uno degli elementi cardine per i pannelli solari, il polisilicio, che è salito alle stelle, con conseguente aumento dei moduli solari. È aumentato, rileva The Economist, anche il prezzo delle turbine eoliche (e c’entra la guerra in Ucraina). Per arginare l’emorragia sulla vendita dei pannelli, i produttori di apparecchiature hanno alzato i  prezzi. 

Poi sono segnalati i ritardi burocratici: negli Usa ci vogliono circa quattro anni per l’autorizzazione di un parco solare, sei per un eolico onshore, mentre in Europa da regolamento dovrebbe essere impiegato meno tempo, ma solo in teoria. Sul fronte delle relazioni commerciali, il 22 novembre il Parlamento Ue ha approvato il “Net Zero Industry Act”, proposto dalla Commissione Ue in primavera e che punta a rafforzare la produzione industriale europea di prodotti tech per la decarbonizzazione, renderla più competitiva e soprattutto non dipendente da materiale in arrivo dall’area extra Ue. Il grande nodo, che lega Stati Uniti ed Europa, è la dipendenza dai materiali cinesi e da Pechino che detiene la supply chain della produzione degli impianti. 

Articoli correlati