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Si andrà oltre l’Energy Charter Treaty, considerato obsoleto, con eccessivo potere alle aziende
Riscrivere il trattato europeo sull’energia, perché l’idea di una riforma a livello globale pare sia ormai non più perseguibile. La Commissione Ue sta preparando una proposta legale per consentire a tutti i paesi membri dell’Unione di abbandonare l’Energy Charter Treaty: si tratta di un accordo internazionale creato negli anni ’90 per fissare “un quadro multilaterale per la cooperazione transfrontaliera nel settore energetico”.
Il Piano attualmente coinvolge oltre 50 paesi a livello mondiale, compresi gli Stati membri Ue che lo avevano ratificato con la speranza di rafforzare la propria sicurezza e garantire un approvvigionamento continuo di risorse dall’est all’ovest. La sigla di quel trattato risentiva ovviamente dei cambiamenti storici in atto, in particolare il tramonto dell’Urss.
Il punto forte e anche discusso della Carta sta nella clausola sulla risoluzione delle controversie in materia di investimenti e stato (ISDS o Investor-State-Dispute-Settlement) che tutela gli investimenti delle imprese da politiche nazionali in contrasto con i loro interessi, potendoli citare in giudizio accendo ad arbitrati privati.
Da qualche anno era in piedi un lavoro per negoziare la riforma di questo testo, considerato troppo obsoleto e che soprattutto ha regalato eccessivo potere alle aziende di andare a incidere sui sistemi energetici nazionali. Ecco perché quattro anni fa l’Esecutivo Ue ha avviato dei negoziati per riformare il Trattato sulla Carta dell’Energia e ripristinare il “diritto di legiferare” degli stati membri in settori cruciali come quello climatico.
L’unica strada secondo l’Ue è abbandonare la Carta dell’Energia definitivamente, con un processo coordinato tra i paesi membri ed Euratom, la Comunità europea dell’energia atomica. Dunque, un taglio netto, sebbene uscire da un accordo del genere non è sempre facile: l’Italia è uscita sette anni fa dalla Carta ma è ancora coinvolta nelle norme dell’accordo.