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Garantire il nutrimento degli essere viventi, rispettando la biodiversità e risorse indispensabili come aria e acqua, nonostante i danni prodotti sull’ecosistema. Si legge, si dice tanto dell’agricoltura sostenibile, o agricoltura 4.0 e del suo rapporto con lo sviluppo delle tecnologie (IoT, la blockchain per tracciare la filiera, mobilità, geolocalizzazione).

L’intreccio è inevitabile, è un treno in corsa su cui si è obbligati a salire. L’agricoltura è legata alla sostenibilità, dove per sostenibilità non si pensa solo al rispetto per l’ambiente ma anche per la salute delle persone, la qualità della vita di chi si occupa della produzione, i diritti umani di chi opera nel settore e l’equità sociale. Calcolare con precisione le necessità d’acqua di una pianta, per non sprecare risorse, per evitare i rischi per le colture: è l’agricoltura di precisione, poi la tracciabilità della filiera, per monitorare il processo di produzione e la qualità dei prodotti, che risultano più salutari, con un aumento della produttività. Tutto questo è agricoltura sostenibile e per arrivarci si deve puntare sulla tecnologia. 

C’è un pacchetto di sfide che attende l’Europa e l’Italia, le nuove sfide dell’innovazione agroalimentare e della cosiddetta agricoltura 4.0, su cui dovrebbero concentrarsi anche le risorse del Pnrr. All’interno del panorama europeo, c’è la situazione italiana, dove l’agroalimentare vale 549 miliardi di euro di fatturato, il 15% dell’intera economia italiana, con un milione di occupati. L’Italia, dopo la Francia, è al secondo posto per valore della produzione agricola nell’Unione europea. 

Ma solo il 3-4% del suolo italiano viene coltivato utilizzando tecnologie dell’agricoltura 4.0, secondo l’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano, che lo scorso novembre ha scattato un’istantanea sull’agricoltura sostenibile in Italia, evidenziando quanto il digitale possa rappresentare un valore aggiunto per la  qualità dei prodotti. 

C’è poi l’ambito della tracciabilità della filiera, per monitorare ogni step del processo di produzione e garantire in questo modo la qualità dei prodotti. Questo anche grazie al fatto che i prodotti inseriti in una filiera ad alto tasso tecnologico mantengono intatte le loro proprietà e risultano quindi più salutari, con un aumento della produttività pari al 20%. 

Secondo il quadro tracciato dall’Osservatorio dell’ateneo milanese, il digitale si affaccia nell’agricoltura, ma c’è ancora parecchio da fare: il concetto di agritech sarebbe entrato nel 60% delle imprese agricole con almeno una applicazione, mentre la spesa si concentra per il 36% sul monitoraggio e il controllo dei mezzi agricoli, sui macchinari connessi (30%) mentre i software gestionali si fermano al 13% degli investimenti. E solo da poco prende spazio tra i produttori l’utilizzo della robotica, che occupa il 2% della spesa del comparto.

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