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Africa regione strategica per crescita della popolazione e per mercati di consumo più estesi

Alta domanda di materiali specializzati, ma limiti strutturali nella supply chain. L’Africa che soffre per il climate change e che necessità di un punto di incontro tra clima e produzione sostenibile ha anche un ruolo centrale nelle catene di approvvigionamento globali ad alta intensità tecnologica. L’Economic Development in Africa Report dell’UNCTAD lanciato ad agosto a Nairobi rivela che i paesi africani possono svolgere un ruolo importante nelle supply chain globali nel prossimo futuro, anche per le industrie sostenibili.

Il report 2023 dell’UNCTAD si concentra sulle catene di approvvigionamento e sulle industrie ad alta intensità tecnologica che hanno il potenziale per avere il maggiore impatto sulle economie africane. La crescita della popolazione africana, i mercati di consumo sempre più estesi sono i fattori chiave che posizionano l’Africa come una regione strategica che potrebbe veder crescere anche i salari medi, che al momento sono fermi a un minimo di 220 dollari al mese. Dunque, il boom delle catene di approvvigionamento energetico in Africa rappresenta un’opportunità anche sul clima, visto anche il potenziale del solare. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) e la Banca africana di sviluppo stimano il potenziale solare fotovoltaico dell’Africa a quasi ottomila gigawatt ma solo il 2% (60 miliardi di dollari) dei 2,8 trilioni di dollari investiti in energia rinnovabile in tutto il mondo tra il 2000 e il 2020 è andato in Africa nonostante la necessità di portare l’elettricità al 43% della popolazione totale del continente.

Tra il 2019 e il 2021 sono stati annunciati 134 progetti di investimento di multinazionali straniere in Africa: 86 realizzati in energia solare, per un valore totale di 10,8 miliardi di dollari. Di questi investimenti, il 98% è stato fatto in energia solare per la fornitura di elettricità. Ma la produzione di pannelli solari fotovoltaici è limitata tra Egitto, Marocco e Sudafrica, anche se gli investimenti in rinnovabili sono cresciuti a un tasso medio del 96% all’anno, rispetto al 15% in Asia-Oceania (esclusi Cina e India) e al 7% a livello globale, secondo l’Unione africana rimane un deficit di finanziamento annuale di 90 miliardi di dollari per raggiungere gli obiettivi di accesso all’energia.

Se l’economia globale sarà più attenta alla crisi climatica, i processi di produzione richiederanno input alternativi e tecnologie a basse emissioni di carbonio. Ci sarà quindi un aumento della domanda di metalli specifici come alluminio, cobalto, rame, litio e manganese. Il 48,1% delle riserve globali di cobalto e il 47,6% delle riserve globali di manganese si trovano in Africa, che detiene anche altri metalli e minerali importanti per la transizione verde, come cromo, litio, grafite naturale. Numeri che dimostrano come la gestione della supply chain africana porterà dividendi a tutti. 

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