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La tecnica idraulica, applicata in Italia già 100 anni fa, permette di stoccare l’acqua nel sottosuolo: due gli impianti in Italia, per gli idrogeologi è una delle soluzioni anti siccità

Mettere l’acqua “in banca”. Una tecnica idraulica che è stata applicata in Italia oltre 100 anni fa. Si chiama tecnicamente water banking, ovvero i laghi generati dalla costruzione di dighe che contribuiscono a rappresentare preziose riserve in periodi sempre più frequenti di siccità come quello in corso, il più grave degli ultimi 70 anni. E’ la soluzione contemplata dagli idrogeologi come una delle soluzioni tampone al dramma della siccità in Italia, dove sono stati costruiti gli acquedotti più antichi del mondo e dove mancano all’appello almeno 400 millimetri di pioggia, sebbene il nostro paese sia tra i più piovosi, ma con il primato continentale del consumo di acqua – 220 litri al giorno per abitante contro la media Ue di 165. 

I dati del 2022 non hanno fatto altro che confermare il trend del 2021 e allora gli idrogeologi valutano le ipotesi a disposizione, partendo da un punto: l’Italia è un paese ricco di acqua, come spiegato a Repubblica il vicepresidente dell’Associazione internazionale degli idrogeologi e professore alla Sapienza Marco Petitta, aggiungendo che i prelievi arrivano a 18 miliardi di metri cubi all’anno: 11,5 per l’agricoltura, 2,5 per l’acqua potabile, 3,7 per l’industria e 0,3 per il settore zootecnico, mentre le piogge producono 300 miliardi, di cui 50-70 miliardi finiscono nelle falde sotterranee, ricaricandole. Le stesse falde coprono l’84% dei consumi di acqua potabile in Italia. 

E se costruire grandi invasi, laghi artificiali, dighe, presenta un grosso costo, sia in termini di manutenzione che di consumo del suolo e se la desalinizzazione è considerata l’extrema ratio, una soluzione anti siccità (il rapporto annuale sullo stato del clima europeo sottolinea che il 2022 in Europa è stato il secondo anno più caldo di sempre) può essere rappresentata dalle banche dell’acqua, stoccando l’acqua quando piove, sfruttando i deflussi che vanno verso il mare. Acqua nel sottosuolo, senza il ricorso alle infrastrutture artificiali: tecnica poco costosa e produttiva, gli impianti di banca dell’acqua in Italia sono due: vale la pena investirci?