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Recenti studi in Florida evidenziano la correlazione tra fenomeni estremi e salute mentale

Colpisce i giovanissimi. Pure la generazione Z. È chiamata eco-ansia, oppure ansia climatica: la preoccupazione per l’inquinamento climatico che produce una specie di effetto domino di domande e mancate risposte. Un effetto vortice che genera malessere e disturbi mentali. Il tema è oggetto di studi, soprattutto in aree interessate da eventi meteorologici estremi come in Florida, specialmente nell’area meridionale della Florida, sensibile ai cicloni tropicali. Il più recente a settembre: l’uragano Ian (venti a 240 kmh) ha causato diverse vittime, lasciando al buio oltre due milioni di persone. Sulla vicina Miami ci sono previsioni cupe: gli scienziati hanno già previsto che l’innalzamento del livello del mare porterà allo spostamento di oltre il 30% della popolazione entro la fine del secolo in corso.

Dunque, c’è forte correlazione tra eventi climatici avversi e la salute mentale di chi li vive in prima persona. Un recente studio, condotto sulle contee di Miami-Dade e Broward, di Molly Monsour (docente e ricercatrice di University of South Florida) avrebbe evidenziato che chi è stato più esposto a fenomeni tropicali abbia poi riportato danni alla salute mentale, o determinato il peggioramento di problematiche già esistenti.

Sono quasi due milioni di persone, colpite soprattutto dal Post Traumatic Stress Disorder, lo stress post-traumatico. A livello terapeutico, lo studio evidenzia quanto sia importante che i professionisti della salute mentale diano credito alle paure delle persone, offrendo uno spazio sicuro per esplorare il disagio, perché il cambiamento è sempre inquietante e le persone possono sentirsi insicure.

È solo l’ultimo degli studi condotti sul tema ed è in continuità con il documento – pubblicato lo scorso giugno a Stoccolma – dell’OMS che accredita il cambiamento climatico come un serio rischio per la salute e il benessere mentale delle persone. Stress emotivo, ansia, depressione, dolore, istinti suicidi. Gli impatti sulla salute mentale dei cambiamenti climatici sono distribuiti in modo diseguale con alcuni gruppi colpiti in modo sproporzionato a seconda di fattori quali lo stato socioeconomico, il sesso e l’età. Sempre l’OMS, in uno studio del 2021, ha evidenziato che solo nove paesi su 95 avevano incluso la salute mentale e il supporto psicosociale nei loro piani nazionali per la salute e il cambiamento climatico.

Ed ecco dunque l’eco-ansia, definita come la “paura cronica del destino ambientale”, dall’American Psychiatric Association. Provoca ansia, depressione, con la sintomatologia dello stress post-traumatico. Prima dello studio condotto sulle due contee della Florida, c’è stato il questionario sottoposto dalla rivista Nature a 10 mila giovani da dieci paesi diversi: il risultato ha indicato la maggior parte molto o estremamente preoccupata per gli effetti del climate change. Sul tema è intervenuto anche il New York Times, pubblicando nel febbraio 2022 la storia della 37enne Alina Black di Portland, assalita da angoscia e sensi di colpa a ogni cambio pannolino del figlio neonato: quel gesto, ripetuto più volte al giorno, avrebbe contribuito all’inquinamento climatico.