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I tedeschi si sono portati avanti sulla Due Diligence, nel 2022 la Commissione Ue ha approvato la proposta di Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)

La prima denuncia è arrivata a fine aprile dai lavoratori del Bangladesh, rappresentati dal sindacato NGWF, che si sono esposti contro Tom Tailor, Amazon e IKEA per la mancata considerazione delle loro condizioni in fabbrica e per la scarsa sicurezza sul posto di lavoro.

E’ la fotografia plastica dell’importanza di una normativa sulla sostenibilità della supply chain e la Germania è apripista in Europa con la Supply Chain Due Diligence Act. La normativa è entrata in vigore a gennaio e potrebbe comportare multe fino al 2% del loro fatturato globale, se le aziende non riescono a identificare e prevenire le violazioni dei diritti umani e gli impatti ambientali nelle loro catene di approvvigionamento.

Il tema della dovuta diligenza per i temi di sostenibilità sta diventando sempre più un processo fondante della identificazione e gestione degli impatti e dei temi ESG. In Europa si attende il recepimento nazionale (entro 18 mesi) della nuova Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), con le  imprese chiamate a strutturarsi per identificare, prevenire, tener conto di come affrontare gli impatti effettivi e potenziali sull’economia, l’ambiente e le persone, compresi gli impatti sui diritti umani. 

E in questo contesto il ruolo del procurement è sempre più strategico, poiché nella selezione e nel mantenimento di partenariati con fornitori (anche all’estero) c’è la possibilità di spingere verso il maggior rispetto delle persone e dell’ambiente.

Il 23 febbraio dello scorso anno la Commissione Ue ha approvato la proposta di Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), secondo cui le società europee e quelle extra-europee che partecipano alle supply chain globali dovranno adottare procedure di due diligence per sostenere condotte aziendali sostenibili ed attente alla tutela dell’ambiente e dei diritti umani.

Con quest’ulteriore tessera si andrebbe a comporre il mosaico del Green Deal europeo, integrando gli obblighi di rendicontazione di natura non finanziaria imposti dalla CSRD e relativi sia all’influenza esercitata dai fattori di sostenibilità su performance, sviluppo e posizionamento commerciale dell’impresa, sia all’impatto che l’attività dell’impresa esercita sulla società e sull’ambiente esterno. 

Sarà il Parlamento europeo, nell’ambito del secondo trimestre del 2023, a votare la CSDDD, che tocca le grandi imprese con oltre 500 dipendenti e un fatturato netto oltre i 150 milioni di euro, le medie imprese in settori merceologici ad elevato impatto di sostenibilità ambientale (tessile, pellami e calzature, commercio all’ingrosso di tessuti e abbigliamento, agricoltura, silvicoltura e pesca, fabbricazione di prodotti alimentari, allevamento di bestiame e legname, estrazione di risorse minerarie, fabbricazione di prodotti in metallo di base e commercio all’ingrosso di risorse minerarie), con oltre 250 dipendenti e un fatturato netto superiore a 40 milioni di euro. Infine, le imprese extra-Ue con fatturato netto superiore a 150 milioni di euro. 

Questo pacchetto di imprese deve integrare la richiesta di Due Diligence in tutte le politiche aziendali, con un piano che assicuri integrazione tra business model e strategia d’impresa con la transizione a un’economia sostenibile, in conformità con l’Accordo di Parigi. Poi, identificare gli effetti negativi (attuali e potenziali) dell’operatività aziendale, sia in ambito ambientale sia nell’ambito dei diritti umani; prevenire ed attenuare gli impatti negativi potenziali ed arrestare gli impatti negativi effettivi con un piano di prevenzione, tra scadenze ragionevoli e precise per gli interventi e indicatori qualitativi e quantitativi per misurare i progressi fatti.

Ogni azienda deve chiedere ai suoi partner commerciali specifiche garanzie contrattuali per il rispetto del proprio codice di condotta ed (eventualmente) del piano operativo di prevenzione, estendendo in tal modo, a livello contrattuale, la rete di protezione dagli impatti negativi lungo l’intera catena del valore di ciascuna impresa coinvolta. Si deve poi stabilire e mantenere una procedura di reclami, ai sensi della quale possano essere trattati reclami presentati dalle persone colpite da un impatto negativo, nonché da quelle che abbiano motivi di essere in pericolo. 

L’attività va monitorata almeno ogni anno e sul proprio sito aziendale, effettuare entro il 30 aprile la comunicazione al pubblico sugli obblighi di diligenza implementati nell’anno precedente.

In caso di mancata osservanza degli obblighi di due diligence, gli Stati membri dovranno porre a carico delle imprese inadempienti determinate sanzioni, che si affiancheranno ad un regime di responsabilità civile.

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