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ll breakeven price non deve superare i 50 dollari per barile per lo shale e i 20 dollari per i progetti convenzionali

Investimenti solo a breve termine: è la chiave per sopravvivere sul mercato per i colossi del fossile. La discussione sul calo della domanda è sempre attuale, diversi studi si contraddicono sul punto di non ritorno per i produttori di petrolio, carbone e gas. Lo indica l’ultimo rapporto di Carbon Tracker Initiative, secondo cui per non bruciare gli investimenti, il breakeven price non deve superare i 50 dollari per barile per lo shale e i 20 dollari per i progetti convenzionali

I dati IEA

Lo studio utilizza i dati dell’IEA, secondo cui il picco della domanda di oil&gas arriverà prima della fine del decennio. Con il calo della domanda, l’impatto del calo dei prezzi delle materie prime sul valore attuale netto (VAN) dei portafogli aziendali “potrebbe essere significativo, anche per i giacimenti in produzione”, spiega il rapporto di Carbon Tracker. La soluzione consisterebbe nel non farsi abbagliare dagli alti prezzi degli idrocarburi post-Covid e nel pianificare con cura, ma rapidamente, l’abbandono di gas e petrolio. Il rischio, altrimenti, è quello di ritrovarsi con un modello di business non adeguato a navigare la transizione entro il 2030. 

Il report indica che le aziende fossili sono indotte a reinvestire i copiosi proventi di questi anni, moltiplicati dall’aumento dei prezzi, in nuovi progetti di estrazione. Ma entro la fine del decennio il calo della domanda darà una scossa in senso contrario ai prezzi tanto più forte quanti più nuovi progetti saranno stati messi in esercizio. E per quelli in via di sviluppo, il rischio è che diventino non più economicamente convenienti.

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