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Si tratta della risposta (a Pechino) del gap sui dazi tra Cina ed Ue

Secondo gli esperti sarà la risposta al gap sui dazi nei rapporti commerciali tra Cina e Ue. Si chiama CBAM e rappresenta una parte essenziale del pacchetto del programma “Fit for 55” che mira a raggiungere gli obiettivi fissati dall’European Green Deal: l’obiettivo è ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030.

Da ottobre (fino al 31 dicembre 2025) partirà infatti la fase transitoria per l’applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism, il regolamento unionale che punta a fissare un prezzo equo per la CO2 emessa durante la produzione di beni ad alta intensità di carbonio che entrano nell’Unione europea. Le disposizioni sul CBAM sono state adottate dalla Commissione Ue il 17 agosto. 

Si tratta di un invito esplicito alla produzione industriale più pulita fuori dai confini continentali. E ovviamente è indirizzata alla Cina: Pechino è il principale obiettivo di questa norma che affiancherà i dazi, anche se non con effetto immediato. Nel primo step gli importatori o i loro rappresentanti doganali dovranno solo presentare alla Commissione una relazione trimestrale – la prima all’inizio di gennaio 2024 – che per quanto riguarda l’automotive (l’elenco di elementi in realtà è più ampio) riporta la quantità totale di ferro, acciaio e alluminio importata, le emissioni di CO2 “incorporate”, gli eventuali costi ambientali sostenuti nel Paese di origine in relazione a tali merci. Solo in un secondo momento scatterà l’impatto finanziario per l’importatore, con l’applicazione delle quote per l’acquisto del “diritto” a inquinare, quote che inevitabilmente verranno scaricate sui prodotti (automobili) venduti in Europa.

Cinque anni fa l’allora presidente americano Trump piazzò le barriere protezionistiche sull’industria statunitense, con reazione immediata della Cina: dazi al 25%, lasciando l’Europa sola con il cerino in mano e schiacciata sui due versanti commerciali Est-Ovest. Il regolamento Cbam permette alla Ue di rimanere fuori dall’alveo delle regole Wto e di tentare allo stesso tempo un riequilibrio su alcuni settori produttivi, partendo dall’automotive.

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