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Il piano di Tokyo gira intorno all’idrogeno rinnovabile. Nei prossimi anni previsto programma green da 1110 mld di dollari

Un bond da 151 miliardi di euro sulla transizione ecologica. Il Giappone punta parecchio sull’economia verde, anzi di più: il primo ministro Fumio Kishida a fine agosto, durante il settimo incontro sull’implementazione della strategia nazionale di decarbonizzazione 2050, conosciuta anche come iniziativa “GX” (partecipano 680 aziende, circa il 40% delle emissioni in Giappone, che si impegnano a ridurre le emissioni) ha deciso di fare all-in sul processo di decarbonizzazione. Si tratta del primo stato sovrano che ha deciso di seguire l’esempio costituito dall’Unione europea, sulla scia degli ormai famosi green bond, ossia le obbligazioni che conferiscono all’investitore il diritto a ricevere, alla scadenza definita nel titolo, il rimborso della somma versata e una remunerazione a titolo di interesse chiamata cedola. 

I fondi ottenuti dai Green Bond sono rivolti direttamente a privati che già operano in maniera sostenibile e che rivolgono questi finanziamenti ad altri progetti sostenibili. I bond di transizione lanciati dal Giappone sono sempre delle obbligazioni, però legate anche ad aziende che non hanno ancora operato in maniera sostenibile. L’esempio più calzante è rappresentato dalle imprese petrolifere. 

Il piano di Tokyo prevede l’utilizzo di questi bond per la decarbonizzazione delle aziende che vogliono spostare la loro produzione sull’energia rinnovabile, a partire dall’idrogeno. Nei prossimi dieci anni il paese orientale punta sul programma green da 1100 miliardi di dollari per il settore pubblico e privato. Punti chiave: la combinazione tra lo scambio di emissioni e un’imposta sul carbonio per aiutare a rendere più verde la terza economia mondiale, mantenendo la competitività globale delle sue industrie, comprese quelle che producono emissioni pesanti come le acciaierie.

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