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Nuove strade per la depurazione e il riuso delle acque reflue. Al centro del progetto europeo, una governance condivisa per «una società idrica più smart»

Nel cuore della transizione ecologica c’è una risorsa abbondante e trascurata: le acque reflue. In un contesto alle prese con crisi idriche ricorrenti, industrie energivore e territori vulnerabili, ripensare il ruolo dell’acqua nei processi produttivi è una necessità sistemica.

Il progetto europeo Ultimate (Water Smart Industrial Symbiosis), finanziato dalla Commissione UE, esplora la possibilità di trasformare le acque industriali in un «vettore di energia e materiali da estrarre, trattare, immagazzinare e riutilizzare». Con il coinvolgimento di utility idriche, PMI, università, istituzioni e soggetti industriali, il progetto ha creato una rete di partenariati per testare nuove soluzioni su scala reale.

Il potenziale nascosto dell’acqua: cosa prevede Ultimate

La visione alla base del progetto è ambiziosa: le acque reflue costituiscono una matrice ricca di risorse. Non solo possono essere depurate e riutilizzate per scopi industriali, agricoli o urbani, ma anche veicolare energia (calore, biogas, elettricità) e materiali (azoto, fosforo, minerali, sostanze chimiche ad alto valore aggiunto). Trattandola e reimpiegandola in modo mirato, è possibile ridurre il prelievo da fonti naturali, contenere i costi di processo e generare nuove opportunità economiche.

Ultimate applica questa logica a 9 dimostrazioni su larga scala in Europa e nell’area del Mediterraneo sud-orientale: impianti agroalimentari, raffinerie, distillerie, aziende biotech e poli chimici. Questi progetti hanno generato filiere a bassa intensità di risorse e validato strumenti digitali per l’ottimizzazione, oltre a modelli contrattuali flessibili per facilitare le collaborazioni tra stakeholder.

Acque reflue, dalla filiera lineare alla simbiosi industriale

Al centro del progetto c’è l’idea di simbiosi industriale water-smart: la creazione di sinergie tra imprese, utility idriche, istituzioni e gestori ambientali, in cui gli scarti di uno diventano risorsa per l’altro. È un’evoluzione della logica lineare: come in una catena biologica, ogni nodo del sistema ha bisogno dell’altro per funzionare.

Ultimate ha contribuito a consolidare questa visione con l’attivazione di Living Labs locali, spazi collaborativi in cui sono stati sperimentati nuovi modelli di governance e coinvolgimento dei decisori pubblici. L’approccio integra strumenti digitali per il monitoraggio e la simulazione, destinati a favorire una diffusione più ampia delle pratiche testate.

Come passare dalla sperimentazione alla norma

Oggi le soluzioni di simbiosi idrica restano in larga parte pilota o isolate. Fra i motivi, figurano:

  • barriere normative che non riconoscono l’acqua trattata come risorsa certificabile;
  • modelli di business deboli, che scoraggiano investimenti privati in assenza di ritorni rapidi;
  • accettabilità sociale limitata, con una percezione negativa dell’acqua “riciclata” da parte di utenti finali e decisori locali.

Ultimate affronta questi nodi proponendo strumenti decisionali replicabili, simulatori di scenario e contratti su misura.

Acque reflue, governare per rigenerare

In ultima analisi, l’acqua industriale può rappresentare una leva strategica per la competitività sostenibile: ridurre la dipendenza da risorse primarie, contenere i costi energetici, aprire mercati per materiali secondari, ottimizzare i processi produttivi in settori ad alta intensità idrica.

Tuttavia, costruire una simbiosi industriale non è un esito scontato. I modelli proposti da progetti come Ultimate offrono visioni promettenti, ma si confrontano con ostacoli normativi, reticenze culturali e barriere operative. La reale diffusione di questi approcci richiederà un cambio di paradigma nella gestione delle risorse, nel ruolo degli attori economici e nelle regole che governano i cicli produttivi. Solo così l’acqua potrà sorgere come infrastruttura strategica per l’industria del futuro.

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