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Non solo costi, ma valore: la rivoluzione della valutazione sociale
La recente evoluzione normativa segna una svolta decisiva per il Terzo settore e, indirettamente, per tutto l’ecosistema delle imprese che operano in ambito sociale. La valutazione di impatto sociale (Vis) non è più solo un riferimento metodologico o una buona prassi, ma diventa un vero e proprio criterio giuridico e amministrativo per selezionare e finanziare progetti con rilevanza nazionale.
Fino a ieri la misurazione dell’impatto sociale era appannaggio di pochi pionieri. Con l’atto di indirizzo 2025, che richiama il DM 23 luglio 2019, diventa invece un requisito vincolante: tutti i progetti con durata superiore ai 18 mesi e valore oltre 1 milione di euro dovranno dimostrare, numeri alla mano, gli effetti concreti prodotti su comunità e cittadini.
La Vis diventa quindi una condizione di accesso a fondi e contributi pubblici, con effetti diretti sulla programmazione strategica e sulla governance degli enti.
Perché è rilevante per le imprese
Questo passaggio anticipa ciò che già accade per le imprese profit: la capacità di misurare e rendicontare l’impatto – sociale, ambientale e di governance – non è più un esercizio volontario, ma un criterio sempre più richiesto da investitori, banche e istituzioni pubbliche.
Per le aziende che collaborano con il Terzo settore o che investono in progetti sociali, la capacità di integrare strumenti di impact assessment diventerà presto un fattore competitivo, oltre che un requisito di compliance.
Un laboratorio di policy
Il Terzo settore italiano, con oltre 360mila enti non profit, quasi 920mila dipendenti e più di 5 milioni di volontari (ISTAT 2022), rappresenta un laboratorio di sperimentazione che anticipa le regole del mercato più ampio.
Le metodologie di valutazione adottate – dalla teoria del cambiamento al Social Return on Investment (SROI) – possono fornire strumenti e metriche replicabili anche dalle imprese, rafforzando l’allineamento con le direttive europee (CSRDCSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è una direttiva dell'Unione Europea che obbliga le aziende di grandi dimensioni a divulgare informazioni dettagliate sul loro impatto sociale e ambientale, promuovendo la trasparenza e la sostenibilità aziendale. Approfondisci, tassonomia verde) e con i nuovi standard internazionali di sostenibilità.
Perché è uno spartiacque
Per il Terzo settore l’obbligo di valutazione rappresenta un salto di qualità che può attrarre più risorse. Per le imprese è un segnale forte: la finanza, pubblica e privata, premierà sempre più i progetti misurabili. Per i cittadini, infine, è una garanzia di maggiore trasparenza e responsabilità.
In sintesi, la valutazione di impatto sociale diventa il punto di incontro tra profit e non profit: una lingua comune che non misura più soltanto quanto si spende, ma quanto valore si riesce a generare.