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Il nuovo trattato di partenariato rilancia le relazioni economiche tra Unione Europea e blocco sudamericano, ma divide su agricoltura e sostenibilità. Opportunità industriali, rischi ambientali e la partita della reciprocità degli standard

Dopo ben venticinque anni di negoziati intermittenti, l’Ue e i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – sono vicini a siglare un’intesa commerciale che ridisegna la mappa geopolitica ed economica tra le due sponde dell’Atlantico. L’accordo, discusso tra il 30 e il 31 ottobre 2025 in vista della ratifica entro fine anno, mira a creare la più ampia area di libero scambio mai negoziata dall’Unione Europea: una popolazione complessiva di oltre 720 milioni di persone e un PIL aggregato pari a quasi un quarto del Pil globale. Ma dietro i numeri, la questione chiave resta quella ambientale. Come conciliare competitività e sostenibilità in un sistema commerciale che unisce economie e standard produttivi molto diversi?

Accordo UE-Mercosur, cosa prevede l’accordo

Secondo la Commissione Europea, l’EU–Mercosur Partnership Agreement prevede l’eliminazione del 91% dei dazi sulle esportazioni europee e l’apertura progressiva del mercato sudamericano ai beni industriali, chimici, farmaceutici e automobilistici europei. In cambio, il blocco latinoamericano otterrà agevolazioni sulle esportazioni agricole, in particolare carne bovina, riso, zucchero e bioetanolo.

Il testo include un capitolo vincolante sullo sviluppo sostenibile, con l’impegno a rispettare l’Accordo di Parigi sul clima e a evitare il disboscamento legato alle filiere agricole. Tuttavia, le preoccupazioni restano forti. In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito “soddisfacente” la parte industriale ma “complicata quella agricola”, chiedendo garanzie per settori sensibili come riso, carni bianche e lattiero-caseario.

Accordo UE-Mercosur, quali sono le opportunità e le asimmetrie

Dal punto di vista industriale, il Mercosur rappresenta un mercato strategico per la transizione verde europea. Settori come l’idrogeno rinnovabile, le tecnologie per l’acqua e l’efficienza energetica troveranno nuovi sbocchi grazie a programmi congiunti su economia circolare e decarbonizzazione, in linea con gli standard SBTi e gli SDGs 7 e 13. Il presidente uzbeko Maroš Šefčovič, commissario europeo al Commercio, ha sottolineato a Roma l’impegno della Commissione a “rafforzare i controlli nei punti di ingresso doganali” per garantire la reciprocità degli standard produttivi, in particolare sull’uso di fitofarmaci e sul benessere animale.

Ma la differenza resta netta. Nei Paesi del Mercosur alcuni pesticidi vietati in Europa sono ancora legali e la tracciabilità delle carni è spesso parziale. Organizzazioni come Coldiretti e Confagricoltura chiedono dunque che ogni accesso al mercato europeo sia vincolato a criteri equivalenti a quelli del Regolamento EUDR sulla deforestazione importata.

Accordo UE-Mercosur, sostenibilità e clausole verdi: il tallone d’Achille dell’accordo

Il capitolo ambientale del trattato, pur formalmente vincolante, non prevede meccanismi sanzionatori automatici. I Paesi firmatari si impegnano a “non abbassare gli standard ambientali per attrarre investimenti” e a cooperare nella protezione delle foreste amazzoniche, ma gli esperti avvertono che l’efficacia dipenderà dall’attuazione concreta. Secondo il think tank ISPI l’accordo è “un compromesso politico più che un patto ecologico”: un’intesa che rafforza il legame strategico con l’America Latina ma che, senza adeguati controlli, potrebbe indebolire la coerenza climatica del Green Deal europeo.

Cosa cambia per l’Italia

Per il sistema produttivo italiano, il trattato con il Mercosur rappresenta un banco di prova concreto per la sovranità industriale, la tenuta dell’export e la coerenza delle politiche agricole. L’Italia si trova in una posizione intermedia: esportatore netto di beni industriali, ma anche potenza agroalimentare esposta alla concorrenza di Paesi con standard ambientali più flessibili. Ecco, in sintesi, i principali impatti attesi:

  • Difesa dell’export agroalimentare: la Commissione Ue tratta con Washington per attenuare i dazi fino al +92% sulla pasta italiana.
  • Mercosur come nuovo asse commerciale: 2 miliardi di euro di surplus per l’Italia, soprattutto nei beni industriali e nelle tecnologie green.
  • Materie prime critiche: cooperazione Ue–Usa per posticipare di un anno il nuovo sistema di licenze cinesi sulle terre rare, con effetti diretti sulle filiere elettronica e automotive.
  • Opportunità industriali: accesso facilitato ai mercati del Sud America per tecnologie legate a energia, mobilità e idrogeno verde.
  • Settori vulnerabili: rischio di pressione competitiva su agricoltura e allevamenti, in attesa di garanzie su tracciabilità e pesticidi.
  • Prospettiva 2026: ratifica politica e adeguamento ai criteri ESG europei come condizione per l’entrata in vigore effettiva.

Il test politico e industriale del 2026

L’accordo, trasmesso al Consiglio e al Parlamento europeo a settembre 2025, sarà ora sottoposto a ratifica e dovrà superare l’esame dei Parlamenti nazionali. La Commissione punta a chiudere entro la prima metà del 2026, ma il consenso politico resta fragile. Francia, Austria e Irlanda chiedono ulteriori garanzie ambientali, mentre l’Italia insiste su misure compensative per l’agroalimentare.

Per Bruxelles, la sfida sarà conciliare tre obiettivi: competitività industriale, tutela ambientale e sicurezza alimentare. Un equilibrio complesso che definirà il profilo geopolitico della nuova Europa commerciale. Come ha ricordato Šefčovič a margine dell’incontro con il ministro Lollobrigida, “il vero valore dell’accordo è la qualità degli standard condivisi”.

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