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Uno studio sull’area di Cortina prevede meno neve, meno giorni per l’innevamento artificiale e perdite economiche crescenti entro metà secolo

Meno giorni con neve naturale, meno finestre per produrre neve artificiale, temperature invernali in aumento fino a +3–5 °C rispetto alle stime precedenti. Se le proiezioni climatiche troveranno conferma, gli sport sulle Alpi entreranno in una fase strutturale di ridimensionamento. E con loro anche i grandi eventi come le Olimpiadi invernali che su neve e ghiaccio fondano la propria esistenza.

È questo il quadro che emerge da uno studio che ha coinvolto ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) sugli impatti del cambiamento climatico nella provincia di Belluno, territorio che ospita Cortina d’Ampezzo, co-host delle Olimpiadi Invernali 2026.

I numeri

Secondo l’analisi, nel periodo 2036–2065 l’area potrebbe registrare una diminuzione del 9,5% dei giorni di copertura nevosa e una riduzione ancora più marcata, pari al 37,9%, dei giorni disponibili per la produzione di neve artificiale.

Un dato particolarmente rilevante riguarda lo spessore del manto nevoso. “Per l’area alpina ciò che emerge è una riduzione del numero di giorni con uno spessore di neve superiore ai 30 centimetri”, afferma Giuliana Barbato, ricercatrice del CMCC e coautrice dello studio. Questo parametro è considerato critico per la praticabilità delle piste e per la sicurezza delle competizioni.

Le implicazioni non sono solo ambientali. In termini economici, la riduzione della disponibilità di neve potrebbe generare perdite stimate in circa 3 milioni di euro nel periodo 2012–2041 e oltre 9 milioni di euro nel periodo 2036–2065.

Olimpiadi invernali, gli scenari più critici

Ricerche preliminari suggeriscono che il riscaldamento sulle Alpi potrebbe risultare più marcato rispetto alle precedenti stime, con temperature medie invernali potenzialmente superiori di 3–5 °C. “È probabile che la quantità di copertura nevosa e il numero di giorni di produzione di neve sulle Alpi saranno inferiori a quanto pensato finora”, spiega Daniele Peano, coautore dell’analisi sui modelli climatici regionali. Un aumento termico di questa entità incide direttamente sull’altitudine della linea di affidabilità della neve, spingendo le attività sciistiche verso quote più elevate, dove le condizioni operative diventano più complesse e costose.

La chance della neve artificiale

L’analisi evidenzia un punto nevralgico per i decisori: la crescente dipendenza dalla neve artificiale. Con meno finestre di freddo utile, la produzione programmata richiederà maggiore efficienza tecnica e, in molti casi, maggiore consumo di acqua ed energia. Lo studio indica che proprio i comprensori della parte settentrionale della provincia di Belluno, oggi considerati relativamente sicuri per numero di giorni innevati, potrebbero subire impatti significativi in termini di profondità e qualità del manto nevoso. Il tema diventa quindi di sostenibilità complessiva. Infatti, investire in infrastrutture sciistiche e grandi eventi in un contesto di variabilità crescente implicherebbe rischi finanziari e ambientali sempre più elevati.

Proiezioni e previsioni

I ricercatori precisano che le proiezioni climatiche non devono essere confuse con previsioni meteorologiche. “Se, in media, la neve diminuisce sulle Alpi, questo non esclude che possano verificarsi singoli anni con più neve rispetto al passato”, chiarisce Peano. Gli estremi freddi continueranno a esistere, ma saranno meno frequenti e generalmente meno intensi.

Paola Mercogliano, ricercatrice CMCC, sottolinea che i modelli climatici stanno evolvendo rapidamente: “I sistemi di modellistica di nuova generazione stanno migliorando la rappresentazione dei principali processi fisici. Questo consentirà simulazioni più affidabili di fenomeni localizzati come nevicate e precipitazioni intense nelle regioni montane”.

Olimpiadi invernali, oltre Milano-Cortina

Il caso di Cortina rappresenta un laboratorio di adattamento climatico. La questione va oltre l’edizione 2026. Riguarda la sostenibilità di un intero modello economico basato su turismo invernale, infrastrutture permanenti e cicli di investimento pluridecennali. Con una riduzione progressiva dei giorni con neve naturale sopra i 30 centimetri e una contrazione significativa delle finestre per l’innevamento programmato,la pianificazione degli sport invernali richiede un ripensamento strutturale.

Potrebbero non essere davvero le ultime Olimpiadi invernali. Ma potrebbero essere tra le ultime organizzate con presupposti climatici simili a quelli del passato.Il prossimo passo sarà integrare sistematicamente le proiezioni climatiche nelle decisioni infrastrutturali, negli investimenti turistici e nella valutazione economica dei grandi eventi. La domanda è quanta affidabilità climatica resta, in media, per costruire un sistema sportivo sostenibile nel lungo periodo.

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