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La metrica UE che quantifica quanto “green” è il portafoglio creditizio: significato, formula, calcolo del KPI e impatti sulle banche (anche italiane)

Negli ultimi anni la finanza sostenibile europea ha iniziato a dotarsi di metriche “dure”, pensate per rendere comparabili (almeno in parte) i bilanci delle banche rispetto agli obiettivi ambientali. In questo contesto, il Green Asset Ratio (GAR) è diventato uno dei KPI più discussi: utile, ma anche pieno di implicazioni metodologiche. In questo articolo vediamo green asset ratio cosa è, cosa misura il GAR, come si ottiene il green asset ratio e, soprattutto, come si ottiene il KPI green asset ratio quando bisogna compilarlo davvero (con dati, perimetri e vincoli regolamentari).

Green asset ratio definizione: che cos’è davvero il GAR

La definizione di green asset ratio più “operativa” è questa: il GAR (green asset ratio) esprime la quota di attivi di una banca (nel perimetro considerato) associati ad attività economiche allineate alla Tassonomia UE, rapportata al totale degli attivi “coperti” dalla metrica. In altre parole, è un indicatore che prova a dire: quanto del bilancio della banca finanzia attività taxonomy-aligned.

Il GAR nasce nel quadro delle disclosure previste dall’Articolo 8 del Regolamento Tassonomia (Reg. UE 2020/852) e degli atti delegati che ne specificano KPI e template. Per le banche, la Commissione europea identifica il Green Asset Ratio (GAR) come KPI principale per misurare l’esposizione verso attività allineate.

Cosa misura il GAR (e cosa NON misura)

Cosa misura il GAR

Se ti stai chiedendo cosa misura il GAR, la risposta è: misura la “taxonomy alignment” di una parte del bilancio bancario, cioè la percentuale di esposizioni (prestiti, titoli, partecipazioni in banking book, ecc., secondo regole precise) collegate ad attività che rispettano i criteri della Tassonomia UE.

Quindi per il green asset ratio il significato sarebbe: il GAR non è un punteggio ESG generico, ma un indicatore contabile/regolamentare legato a una classificazione normativa (Tassonomia), con criteri tecnici (contributo sostanziale, DNSH, salvaguardie minime) e attività economiche specifiche.

Cosa NON misura il GAR

Qui si annidano molte incomprensioni, soprattutto nel dibattito pubblico su green asset ratio delle banche:

  • Non misura “quanto la banca è green” in senso ampio, né la qualità complessiva della strategia climatica.
  • Non copre tutto il bilancio, ma solo ciò che rientra nel perimetro definito come “covered assets”.
  • È fortemente influenzato dalla disponibilità di dati sui clienti (e dalla loro rendicontazione Tassonomia/CSRD), quindi può risultare basso anche per banche molto attive su prodotti “sostenibili” ma con controparti che non rendicontano ancora in modo completo.

Non a caso, anche a livello europeo molte istituzioni hanno evidenziato rischi di interpretazione reputazionale (un GAR basso non equivale automaticamente a scarso impegno climatico).

Green asset ratio formula: come si calcola in modo semplice

Dal punto di vista concettuale, per la green asset ratio la formula è:

GAR = (Attivi taxonomy-aligned) / (Totale covered assets)

Detto così è chiaro. Farlo in pratica è più complesso, perché:

  1. bisogna definire numeratore e denominatore secondo template e istruzioni;
  2. bisogna applicare esclusioni, filtri e regole di perimetro;
  3. bisogna distinguere casi in cui la controparte è soggetta o no a obblighi di rendicontazione (storicamente NFRD, ora CSRD in progressiva estensione).

Sulla “meccanica” dei template, l’orientamento regolamentare passa anche attraverso le disclosure Pillar 3 ESG (EBA) e relative Q&A operative (ad esempio su quale denominatore usare in specifiche righe/template).

KPI green asset ratio calcolo: cosa finisce nel numeratore

Per kpi green asset ratio calcolo, il numeratore è costituito dagli attivi (esposizioni) collegati ad attività economiche allineate alla Tassonomia UE.

In pratica, per “essere nel numeratore” un’esposizione deve collegarsi a un’attività che:

  • rientra tra quelle coperte dalla Tassonomia (eligibility),
  • soddisfa i criteri tecnici per il contributo sostanziale a un obiettivo ambientale,
  • rispetta il principio DNSH e le minimum safeguards.

La parte delicata, per le banche, è che la banca spesso non “produce” direttamente” il dato di allineamento: lo raccoglie/deriva dai clienti (soprattutto corporate) e dai loro KPI Tassonomia.

Come si ottiene il green asset ratio: i passaggi operativi

Quando qualcuno chiede come si ottiene il green asset ratio, spesso immagina una formula da foglio Excel. In realtà è un processo “data + regolamento”.

Ecco i passaggi tipici (semplificati ma realistici):

  1. Definire il perimetro delle esposizioni eleggibili per il GAR (covered assets), secondo le regole di disclosure.
  2. Mappare le controparti: chi rendiconta Tassonomia (storicamente soggetti NFRD; progressivamente CSRD), chi no.
  3. Raccogliere/integrare i KPI Tassonomia delle controparti (alignment), facendo data quality e controlli.
  4. Attribuire l’allineamento alle esposizioni (loan-level o exposure-level, a seconda delle regole interne e del livello di granularità disponibile).
  5. Compilare i template e calcolare rapporto numeratore/denominatore con le esclusioni richieste, pubblicando il KPI nelle disclosure previste.

Non è un caso che le autorità abbiano sottolineato che la prima applicazione del GAR è stata una discontinuità rilevante nelle disclosure. In Italia, ad esempio, Banca d’Italia ha dedicato un approfondimento specifico al Green Asset Ratio, proprio perché è diventato un elemento “nuovo” e sensibile nelle pubblicazioni delle banche.

Come si ottiene il KPI green asset ratio: attenzione a denominatore e “covered assets”

La domanda “come si ottiene il KPI green asset ratio” è spesso, in realtà, una domanda su cosa entra nel denominatore.

La Commissione UE (nelle FAQ sull’atto delegato Art. 8) chiarisce che il GAR è calcolato come proporzione di asset investiti in attività taxonomy-aligned sul totale degli asset coperti, basati su esposizioni on-balance sheet nel perimetro prudenziale. Poi, nella pratica applicativa (EBA Pillar 3), esistono template e istruzioni che rendono il calcolo standardizzato; e infatti l’EBA ha pubblicato standard vincolanti per rendere le disclosure ESG comparabili, includendo KPI e template granulari. In sintesi: il “trucco” non è la divisione, ma la corretta costruzione del denominatore (e la coerenza riga-per-riga nei template), tema su cui emergono anche chiarimenti ufficiali tramite Q&A.

GAR per le banche: perché oggi i valori risultano spesso bassi

Chi segue il tema green asset ratio per le banche nota una costante: molti valori pubblicati appaiono contenuti. Le ragioni tipiche sono tre:

  1. Dipendenza dalla rendicontazione delle imprese: se i clienti non forniscono KPI Tassonomia robusti, l’allineamento non si materializza nel numeratore.
  2. Perimetro e esclusioni: non tutto ciò che “sembra green” è taxonomy-aligned secondo criteri tecnici.
  3. Fase di transizione: l’estensione CSRD e la maturazione dei dataset richiedono tempo; quindi i primi anni sono spesso “conservativi” e incompleti.

GAR e banche italiane: cosa sappiamo dalle analisi pubbliche

Sul fronte green asset ratio nelle banche italiane, esistono analisi che segnalano come l’introduzione del GAR abbia rappresentato una novità importante nelle disclosure e che i primi valori osservati siano stati generalmente bassi, anche per motivi di perimetro e dati disponibili.

In particolare, Banca d’Italia ha pubblicato una nota (2025) che include un focus sul GAR nell’ambito dell’analisi delle disclosure ESG di banche italiane ed europee (pubblicate nel 2024), evidenziando il rilievo del nuovo KPI nel Terzo Pilastro. Per chi cerca numeri aggregati o letture di mercato, anche operatori e data provider italiani hanno diffuso commenti e sintesi sul tema, sottolineando la “bassa incidenza” del GAR e le difficoltà informative.

A cosa serve il GAR, e come leggerlo senza fraintendimenti

Il GAR green asset ratio è un KPI regolamentare che prova a portare la sostenibilità “a bilancio”, con una logica comparabile e verificabile. È utile perché:

  • spinge banche e imprese a parlare un linguaggio comune (Tassonomia),
  • incentiva la raccolta dati e la tracciabilità dell’allineamento,
  • crea pressione di mercato sulla trasparenza.

Ma va letto per quello che è: un indicatore “taxonomy-based” e perimetro-dipendente, non un giudizio complessivo sulla sostenibilità della banca. Se ti chiedi ancora cosa misura il GAR, la risposta finale è: misura l’allineamento tassonomico di una porzione del bilancio bancario, secondo regole europee di disclosure—e proprio per questo è potente, ma anche facile da interpretare male.

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