![]()
Edifici residenziali in classe E entro il 2030 e classe D entro il 2033. L’esecutivo è critico per la rigidità della normativa
E’ la direttiva sul rendimento energetico che piace davvero poco all’Italia, come ammesso dal ministro per l’Ambiente e della Transizione energetica, Gilberto Pichetto Fratin. In sostanza, si accelera sulle case green: gli edifici residenziali dovranno ricevere la certificazione energetica – si chiama Ape, documento indispensabile da presentare al rogito per acquisto o vendita di un appartamento – di classe E entro il 2030 e in classe D entro il 2033. Mentre tutti i nuovi edifici costruiti dal 2028 dovranno essere a emissioni zero. Il Parlamento dell’Unione europea ha approvato il mese scorso la nuova direttiva che porterà ad avere entro il 2050 solo la costruzione di edifici a impatto zero per l’ambiente. E se il testo definitivo resta ancora una chimera, perché il tema, così divisivo e impattante sul mercato dell’edilizia, deve passare dall’accordo tra Parlamento, Commissione europea e Consiglio europeo, l’Italia si è già schierata apertamente contro l’adozione del provvedimento, che una volta passato attraverso il negoziato della triade europea, dovrà essere poi recepito dai singoli stati che compongono l’Ue.
Secondo la direttiva, le nuove costruzioni dal 2028 non dovranno impattare sull’ambiente. La deadline è fissata al 2026 per gli edifici utilizzati o gestiti dal pubblico o di proprietà di enti pubblici. Sempre dal 2028 i nuovi edifici dovranno essere dotati di tecnologie solari ma solo se tecnicamente funzionale ed economicamente fattibile. Entro il 2032 i nuovi requisiti di emissioni dovrebbero essere rispettati anche dagli edifici residenziali già esistenti solo nel caso in cui siano sottoposti ad importanti ristrutturazioni.
Certamente si tratta di un punto di svolta, una rivoluzione per i regolamenti di edilizia, impiantistica, dei materiali per le costruzioni edilizie.
L’obiettivo della direttiva approvata dal Parlamento Ue è incrementare il tasso di ristrutturazione degli edifici inefficienti dal punto di vista energetico e migliorare le informazioni sulle prestazioni energetiche. La direttiva stessa fissa nuovi parametri anche per la classificazione della prestazione energetica degli edifici. E in attesa degli accordi e di una politica di incentivi e di tempi certi per l’applicazione, l’Italia si è posto contro perché la norma (anche se qualche mese fa aveva votato a favore del regolamento): secondo il ministro Fratin, sarebbe troppo rigida e con poco spazio di manovra per i singoli stati, che invece dovrebbero, secondo il ministro, valutare il percorso da seguire, in base ai rispettivi patrimoni immobiliari. Secondo il Ministero per l’Ambiente, sarebbero circa 11 milioni gli immobili da portare in classe D entro il 2033.