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Marco Arciero, architetto del team Studio Wod Architettura, racconta a SostenibileOggi.it le prospettive del settore
Riduzione delle emissioni e utilizzo di materiali vintage, di ritorno dal passato, che non inquinano e che fanno ritorno nel ciclo vitale. L’edilizia sostenibile certificata, realizzata alla luce di questi strumenti, sarebbe pertanto in grado di ridurre l’impatto ambientale negativo dell’intero settore del costruito, partecipando così attivamente alla mitigazione dei cambiamenti climatici e al raggiungimento degli impegni assunti dalle principali agende internazionali, ma sarebbe anche capace di generare esternalità positive per l’intera economia italiana, con un risparmio annuo pari a 189 milioni di euro al 2030. Le stime arrivano da un recente studio di GBC Italia, secondo cui in Italia l’edilizia sostenibile certificata sarebbe in grado di generare un risparmio annuo di oltre 170 mila tonnellate di CO2 e di 1,3 miliardi di litri d’acqua, per un controvalore economico di 68 milioni di euro. In aggiunta, la costruzione e ristrutturazione degli edifici certificati ha permesso il risparmio di 324 mila tonnellate di rifiuti, evitando al Sistema Paese ulteriori 44 milioni di euro di esternalità.
“Ora si utilizzano materiali che erano andati in disuso e sono stati recuperati: calce, argilla, cocciopesto e oggi stiamo riscoprendo anche la filiera corta, i materiali arrivano da cave vicine e sono reversibili. Nel nostro studio abbiamo usato un intonaco di argilla, se volessimo recuperarlo dai muri, potremmo rimetterlo nel ciclo naturale del terreno e così la fibra di legno senza resina può essere reimmessa”, racconta a SostenibileOggi.it Marco Arciero di Studio Wod Architettura, team di architetti con sede a Roma.
Eppure in Italia, nonostante i numeri evidenzino le potenzialità del settore, non si è ancora sviluppato un modello di edilizia sostenibile. In Italia si contano circa un milione di edifici condominiali, di cui la metà è dotata di impianti di riscaldamento centralizzato, il 70% di questi in classe F–G, mentre il 64% degli edifici è stato costruito prima del 1971. Secondo i dati di Green Building Council Italia (la più importante associazione dell’edilizia sostenibile), la misura del Superbonus 110% si è inserita in questo panorama edilizio più come palliativo che come approccio risolutivo a un problema sistemico.
Eppure i consumatori sembrano ricettivi di fronte a un cambio di paradigma: “Quando comprendono che ne va della loro salute e della famiglia, recepiscono le opportunità che un tecnico può fornire, proponendo alternative valide e sostenibili a un tipo di edilizia che è stata presa per buona per decenni ma che non era per forza quella giusta. Ci sono clienti che chiedono se la pittura utilizzata sia nociva o meno, si è sviluppata una certa attenzione per capire se un prodotto è dannoso c’è e siamo alla ricerca di questo tipo di clientela, si genera dialogo con loro. E soprattutto i consumatori sono anche disposti a spendere qualcosa in più per i prodotti non dannosi. Non è scontato in un periodo così complicato per l’economia italiana, segnata dall’inflazione. Dovrebbe essere la chiave per la ristrutturazione in versione sostenibile del patrimonio edilizio italiano. E’ un elemento da sfruttare, ormai si rigenerano le strutture piuttosto che costruirne di nuove”, riflette l’architetto.