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Le rinnovabili hanno generato il 42% della produzione energetica nel Regno Unito tra gennaio e marzo

L’eolico offshore procede con il vento in poppa nel Regno Unito. Una frase forse scontata, ma che trova conferma nelle cifre dell’Imperial College di Londra e che fanno parte del report annuale di Drax Electric Insights: nel periodo tra gennaio e marzo 2023, la produzione dell’eolico britannico si è messa alle spalle quella del gas. Un trimestre da sogno, la produzione (32,4%) dell’elettricità del paese ha lasciato il gas naturale a distanza di 0,7 punti percentuali.

Le turbine britanniche offshore (quelle onshore sono vietate da otto anni) si erano già segnalate per le ottime performance nei mesi precedenti, spingendo il Regno Unito (nonostante gli investimenti comunque fissati dal governo di Rishi Sunak sui combustibili fossili) a smarcarsi finalmente dall’energia del carbone. Qualche segnale di questo tipo è stato fornito nelle ultime settimane anche dall’India. La strada britannica verso la decarbonizzazione passa attraverso l’eolico: nel dettaglio, le turbine britanniche hanno generato 24 TWh nel primo trimestre 2023, addirittura sufficienti, secondo lo studio, per alimentare 300 milioni di vetture elettriche e questo è avvenuto perché la crescita dell’attività degli aerogeneratori è cresciuta del 3% rispetto ai primi tre mesi del 2022, oltre che a un calo nella produzione di gas del 5%. 

L’eolico britannico ha generato, nel periodo considerato dallo studio, assieme alle altre rinnovabili, il 42% della produzione elettrica. Ai combustibili fossili è andata una quota di mercato del 33%, l’ultima fetta di produzione energetica è stata rilasciata dagli impianti nucleari, poi c’è la quota di energia importata, intorno al 12%.

Il Regno Unito vuole arrivare ad avere il 100% dell’energia a zero emissioni entro il 2035, ma ancora una volta è la burocrazia che sta frenando il processo verso la transizione ecologica. Secondo la BBC, ci sarebbero progetti per un valore di 200 miliardi di sterline in attesa di essere connessi, problema che riguarda il 40% di tutti gli impianti, con ritardi fino a un anno. Sempre il Regno Unito, assieme ad altri otto paesi, ha preso parte a fine aprile al North Sea Summit, vertice che ha visto la partecipazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in cui si è deciso di raddoppiare la capacità di produzione di elettricità in questi paesi entro il 2050, collegando tra loro anche i parchi eolici.

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