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Scorie radioattive in mare entro 40 anni: la decisione arriva a 12 anni dalla tragedia nucleare causata dallo tsunami
Una decisione che farà parecchio discutere. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che fa capo all’Onu, ha deciso di approvare il piano approntato dal governo giapponese per il riversamento di oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata, contenente materiale radioattivo, nell’Oceano Pacifico. Le scorie ovviamente appartengono alla centrale nucleare di Fukushima, a oltre 12 anni dal disastro nucleare causato dallo tsunami che mise in ginocchio il paese asiatico.
Si è detto contrario al riversamento delle scorie nucleari una fetta della popolazione nipponica e anche altri paesi da considerarsi come vicini di casa come Cina (i rapporti con Pechino sono piuttosto tesi) e Corea del Sud. Si sono schierate contro ovviamente le associazioni ambientaliste e il Forum delle isole del Pacifico (Pacific islands forum, Pif) che conta membri quali Australia e la Nuova Zelanda, le isole Figi e Kiribati, fino alla Papua Nuova Guinea.
Secondo l’AIEA, che si è basata su un report richiesto due anni fa dal governo giapponese, il rischio del rilancio in mare di acqua radioattiva sarebbe trascurabile sia per l’ambiente circostanze che per le persone. L’acqua che verrà riversata nell’oceano è quella utilizzata per il raffreddamento dei reattori nucleari, che furono danneggiati dallo shock e che è stata successivamente raccolta in mille serbatoi, per poi essere trattata per ridurre l’alta percentuale di radioattività. Sarà, ma nei serbatoi, scrive anche la stampa nipponica, dovrebbe continuare a essere presente traccia di trizio, che è un isotopo dell’idrogeno che non può essere rimosso. Temendo nuovi episodi di tsunami, Tokyo corre ai ripari: le acque radioattive dovrebbero essere riversate in 40 anni, con i liquidi in mare attraverso una conduttura, non prima di un trattamento con acqua marina.