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Accademia Nazionale di Agricoltura e due fondazioni bancarie bolognesi lanciano una formazione dedicata a diplomati e laureati sulla gestione dei castagneti. L’obiettivo: contrastare il dissesto idrogeologico legato all’abbandono delle aree montane
Dieci posti per neodiplomati, altrettanti per laureati. È la scommessa di due nuovi corsi bolognesi per rimettere mano ai castagneti abbandonati dell’Appennino. L’iniziativa nasce dall’azione congiunta di Accademia Nazionale di Agricoltura, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Il problema da cui parte è l’abbandono delle aree montane degli ultimi decenni che ha colpito duramente i castagneti, innescando situazioni di dissesto idrogeologico e la perdita di attività territoriali tradizionali, con ripercussioni sociali, culturali e paesaggistiche sui territori interessati.
Castanicoltura, due percorsi per due platee
Il progetto, presentato all’Accademia delle Scienze alla presenza delle presidenze delle due fondazioni bancarie – Patrizia Pasini per Carisbo e Pierluigi Stefanini per la Fondazione del Monte – si articola in due corsi distinti, entrambi previsti tra ottobre e novembre. Il primo, «Addetto alla gestione di un castagneto con specifiche competenze in potatura e innesto», è rivolto a dieci neodiplomati degli istituti scolastici bolognesi e fornisce competenze pratiche per la cura della salute e della produttività del castagneto. Il secondo, «Gestione del castagneto da frutto e da legno», si rivolge a un gruppo più ampio di dieci-quindici partecipanti – laureati triennali e magistrali, operatori di settore o tecnici dei Comuni montani – e adotta un approccio multidisciplinare che tocca la valutazione della biodiversità del castagno, il recupero degli impianti abbandonati e la filiera che unisce produzione di frutti e di legno.
La logica di sistema dietro l’iniziativa
Per il professor Federico Magnani, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, la castanicoltura «è una risorsa importante per i nostri territori, che dopo anni di abbandono è ora oggetto di un rinnovato interesse da parte dei mercati e della Regione». Il ruolo dell’Accademia, spiega, è «stimolare e facilitare, coinvolgendo sulle richieste del territorio le migliori energie, in una logica di sistema».
L’iniziativa affronta il ricambio generazionale nelle aree montane non con incentivi economici diretti, ma con la costruzione di competenze tecniche specifiche. Una scommessa sul fatto che l’opportunità di lavoro qualificato, più della sola sovvenzione, possa trattenere i giovani in montagna e, con loro, la manutenzione stessa del territorio.